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Capitolo 13 Fluttuazioni economiche e disoccupazione

Come le economie, soggette a continui shock positivi e negativi, alternano periodi di espansione a fasi di recessione

Prodotto interno lordo (PIL)
Misura il valore di mercato della produzione di un’economia in un certo arco temporale (solitamente un anno)
conti nazionali
Sistema utilizzato per misurare la produzione totale, la spesa complessiva e le altre variabili aggregate di una nazione.
correlazione
Associazione statistica tra due variabili per la quale una di esse tende a variare in funzione dell’altra. La correlazione può essere positiva se a valori crescenti della prima variabile corrispondono valori crescenti anche della seconda, negativa se invece vi corrispondono valori decrescenti. La presenza di correlazione non implica che le variabili siano legate da un nesso di causalità. Vedi anche: causalità

Perdere il proprio lavoro ferisce ed è fonte di stress. A seguito della crisi finanziaria mondiale del 2008, la disoccupazione è aumentata, così come sono aumentate le ricerche su Google di possibili cure e rimedi antistress, semplice ma diretto indice del grado di disagio psicologico. Se in un grafico rappresentiamo sull’asse verticale l’aumento dell’intensità di queste ricerche e sull’asse orizzontale l’incremento del tasso di disoccupazione nei diversi Stati degli Stati Uniti (figura 13.1), si può osservare che laddove c’è stato il maggiore incremento del tasso di disoccupazione tra il 2007 e il 2010 sono aumentate di più anche le ricerche. Questo suggerisce che un livello più alto di disoccupazione sia collegato a un maggiore livello di ansia e tensione. Possiamo dire che tra le due variabili c’è correlazione.

Variazioni della disoccupazione e del benessere negli Stati Uniti durante la crisi finanziaria (2007–2010).

Figura 13.1 Variazioni della disoccupazione e del benessere negli Stati Uniti durante la crisi finanziaria (2007–2010).

retta di regressione lineare
La retta che realizza la migliore interpolazione di un insieme di dati.

Abbiamo tracciato nel grafico una retta crescente; tale retta, che è quella che meglio interpreta la correlazione tra le due variabili, viene chiamata retta di migliore approssimazione o retta di regressione lineare. Quando una retta di regressione lineare è crescente, a maggiori valori della variabile rappresentata sull’asse orizzontale (in questo caso l’aumento della disoccupazione) sono associati valori maggiori della variabile sull’asse verticale (in questo caso l’aumento delle ricerche su Google per farmaci antistress).

Diversi studi mostrano che essere disoccupati è una delle più importanti cause di infelicità per le persone. Insieme alle malattie più gravi e al divorzio, si colloca tra gli eventi più stressanti della vita. Alcune ricerche hanno mostrato che l’infelicità derivante dal perdere il lavoro eccede il valore della conseguente perdita di reddito. Gli economisti Andrew Clark e Andrew Oswald hanno provato a quantificare l’infelicità prodotta sulle persone dai principali eventi negativi nei quali possono incorrere nella loro vita; secondo i loro calcoli, riferiti al Regno Unito nel 2002, la somma necessaria a compensare la perdita del lavoro era in media di ben 15.000 £ al mese, una cifra che supera ampiamente la perdita in termini di reddito, che ai tempi della ricerca era in media di 2.000 £ al mese.1

La ragione per la quale la compensazione è tanto maggiore della perdita monetaria associata al periodo di disoccupazione è che la disoccupazione riduce drammaticamente l’autostima e porta quindi a una riduzione della felicità maggiore di quella dovuta alla rinuncia dei beni acquistabili con il reddito perduto. Questo risultato non ci meraviglia, dato che, come abbiamo visto nel Capitolo 1, il benessere di una persona dipende solo in parte dal reddito che percepisce.

La correlazione non indica necessariamente causalità

causalità inversa
Relazione di causalità bidirezionale, quando A influenza B e B influenza A.

Dai dati riportati in figura 13.1 è possibile concludere che un maggior livello di disoccupazione causa maggiore stress? Forse è il contrario e in realtà sono le ricerche su Google a causare disoccupazione. Gli economisti chiamano questo fenomeno causalità inversa. È improbabile che effettuare ricerche su Google sugli effetti collaterali di antidepressivi possa causare un incremento della disoccupazione a livello nazionale, ma per la relazione tra disoccupazione e stress sono possibili altre spiegazioni.

Un disastro naturale come l’Uragano Katrina nello Stato americano della Louisiana nel 2005 potrebbe aver scatenato un aumento sia dello stress sia della disoccupazione. Si tratta di un esempio in cui un terzo fattore — in questo caso un evento meteorologico — potrebbe spiegare la correlazione positiva tra ricerche sugli antidepressivi e disoccupazione. Non sempre l’osservazione di una correlazione implica una relazione causale tra le variabili. Per stabilire una relazione causale tra variabili, gli economisti ricorrono ad esperimenti (come quelli nel Capitolo 4) o sfruttano esperimenti naturali (come il confronto tra Germania Est e Ovest nel Capitolo 1 o la stima delle proporzioni della rendita da occupazione nel Capitolo 6).

Il sito web Spurious correlations, realizzato da uno studente di Harvard, mostra i rischi nei quali si incorre traendo conclusioni troppo affrettate dalle correlazioni.

Nell’Esercizio 13.1, viene presentato un strumento che permette di valutare il benessere di un Paese e paragonarlo con quello degli altri scegliendo i pesi da assegnare alle varie variabili che compongono l’indice. Quali sono secondo voi gli ingredienti del benessere? Quanto pensate sia importante la disoccupazione? Ci sono altre cose che contano di più o allo stesso modo — per esempio una buona istruzione, aria pulita, un alto livello di fiducia tra i cittadini, redditi elevati o una diseguaglianza non eccessiva?

In questo capitolo, cercheremo di capire perché l’economia attraversa fasi di espansione, durante le quali la disoccupazione si riduce, e fasi di contrazione, durante le quali aumenta. Ci concentreremo sulle determinanti della spesa totale (di famiglie, imprese, Stato e resto del mondo) in beni e servizi prodotti da individui occupati nell’economia del proprio paese.

Esercizio 13.1 Il Better Life Index dell’OCSE

L’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico — in inglese OECD) è un’organizzazione internazionale con sede a Parigi, cui aderiscono 35 Paesi. La maggior parte dei membri dell’OCSE sono paesi con alti livelli di PIL pro capite. L’OCSE rappresenta una fonte importante di statistiche sociali ed economiche, che consentono di effettuare confronti a livello internazionale.

Il Better Life Index è stato ideato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE). L’indice permette di costruire una misura della qualità della vita di un paese fissando a piacere i pesi da attribuire ad ogni sua componente.

  1. Quali dei seguenti elementi dovrebbe includere il Better Life Index? Reddito, abitazione, lavoro, comunità, istruzione, ambiente, impegno civile, salute, soddisfazione personale, sicurezza ed equilibrio lavoro-tempo libero? Motivare la risposta.
  2. Usate il Better Life Index per creare il vostro indicatore per il paese in cui vivete. Quale punteggio ottiene il vostro paese sui temi che ritenete importanti? Classificate i paesi presenti nel database usando il proprio Better Life Index e confrontatelo con una classifica basata esclusivamente sul reddito. Scegliere due paesi che in base ai due indici occupino posizioni diverse e analizzate le ragioni di questa differenza.

13.1 Crescita e fluttuazioni

prodotto interno lordo (PIL)
No definition available.
scala logaritmica
Scala di misura di una quantità che si basa sulla funzione logaritmica. La funzione logaritmica converte un rapporto in una differenza: log (a/b) = log a – log b. Questa proprietà si rivela molto utile per confrontare tassi di crescita: se ad esempio il reddito nazionale raddoppia da 50 a 100 in un’economia povera e da 1.000 a 2.000 in un’economia ricca, sulla scala logaritmica la differenza sarà la stessa. Su una scala logaritmica, l’andamento di una variabile che cresce a tasso costante è rappresentato da una retta.

Come illustrato nei grafici a bastone da hockey nel Capitolo 1, che mostrano l’andamento del PIL pro capite, nel lungo periodo le economie nelle quali ha avuto luogo la rivoluzione capitalista sono cresciute in modo significativo, ma la crescita non è stata né omogenea né costante. La figura 13.2 mostra il caso dell’economia britannica, per la quale sono disponibili dati relativi a un lungo periodo di tempo. Nel primo grafico è rappresentato il PIL pro capite britannico dal 1875. Si tratta di parte del grafico a bastone da hockey che abbiamo presentato nel Capitolo 1. Il grafico accanto utilizza gli stessi dati ma rappresenta il PIL pro capite su una scala logaritmica.

PIL pro capite in Regno Unito (1875–2014).

Figura 13.2 PIL pro capite in Regno Unito (1875–2014).

Tasso di crescita annuo dal 1921

Nel grafico di destra, la pendenza della curva (retta nera tratteggiata) rappresenta il tasso medio di crescita annuo dal 1921 al 2014, che è del 2.0%. La crescita, quindi, è stata stabile.

Figura 13.2a Nel grafico di destra, la pendenza della curva (retta nera tratteggiata) rappresenta il tasso medio di crescita annuo dal 1921 al 2014, che è del 2.0%. La crescita, quindi, è stata stabile.

Tasso di crescita medio annuo dal 1875 al 1914

La retta tracciata utilizzando la serie logaritmica dal 1875 al 1914 è più piatta della retta che parte dal 1921. Il tasso medio annuo di crescita in quel periodo è stato solo dello 0.9%.

Figura 13.2b La retta tracciata utilizzando la serie logaritmica dal 1875 al 1914 è più piatta della retta che parte dal 1921. Il tasso medio annuo di crescita in quel periodo è stato solo dello 0.9%.

Guardando il grafico che rappresenta i livelli del PIL pro capite nella parte sinistra della figura 13.2, è difficile dire se in un certo periodo l’economia stesse crescendo ad un ritmo costante o se stesse invece accelerando o decelerando. Trasformare i dati in logaritmi come nel grafico di destra, consente di rispondere più facilmente alla domanda riguardante il tasso di crescita. Per esempio, per il periodo che segue la Prima guerra mondiale, una linea retta dal 1921 al 2014 riesce ad approssimare bene i dati. Nel grafico che riporta sull’asse verticale il logaritmo del PIL pro capite, la pendenza della retta (nera tratteggiata) rappresenta il tasso medio annuo di crescita della serie. Si nota immediatamente che la crescita è stata continua dal 1921 al 2014 (con un piccolo miglioramento durante la Seconda Guerra Mondiale). Si può notare anche che la retta tracciata lungo la serie logaritmica dal 1875 al 1914 è più piatta della retta che parte dal 1921, indicando che il tasso di crescita è stato più basso.

Il grafico superiore della figura 13.3 rappresenta il tasso di crescita annuo del PIL del Regno Unito tra il 1875 e il 2014. Dal momento che siamo interessati alla dimensione dell’economia e ai suoi cambiamenti di anno in anno, andremo ad esaminare il PIL totale invece del PIL pro capite.

Crescita del PIL e tasso di disoccupazione nel Regno Unito (1875–2014).

Figura 13.3 Crescita del PIL e tasso di disoccupazione nel Regno Unito (1875–2014).

Crescita del PIL e disoccupazione in Regno Unito

I grafici mostrano la crescita del PIL e il tasso di disoccupazione per il Regno Unito nel periodo 1875–2014.

Figura 13.3a I grafici mostrano la crescita del PIL e il tasso di disoccupazione per il Regno Unito nel periodo 1875–2014.

Picchi e depressioni

Le frecce indicano i picchi e i punti più bassi del ciclo economico durante gli ultimi anni Ottanta e i primi anni Novanta.

Figura 13.3b Le frecce indicano i picchi e i punti più bassi del ciclo economico durante gli ultimi anni Ottanta e i primi anni Novanta.

La crisi finanziaria globale

Nel XXI secolo, la crisi finanziaria del 2008 ha avuto luogo dopo un periodo in cui le fluttuazione erano limitate.

Figura 13.3c Nel XXI secolo, la crisi finanziaria del 2008 ha avuto luogo dopo un periodo in cui le fluttuazione erano limitate.

Ristagni e disoccupazione

Si noti che le fasi negative del ciclo economico sono associate a un incremento della disoccupazione. Durante il ciclo dei primi anni Novanta, la disoccupazione ha continuato a salire per un po’ anche dopo che il tasso di crescita aveva ripreso a salire.

Figura 13.3d Si noti che le fasi negative del ciclo economico sono associate a un incremento della disoccupazione. Durante il ciclo dei primi anni Novanta, la disoccupazione ha continuato a salire per un po’ anche dopo che il tasso di crescita aveva ripreso a salire.

recessione
L’US National Bureau of Economic Research la definisce come un periodo nel quale la produzione aggregata di un’economia si riduce. Alternativamente si può definire come un periodo nel quale, benché l’economia stia crescendo, il livello di produzione è inferiore al livello potenziale o ‘normale’. Il problema di questa seconda definizione è che il concetto di livello ‘normale’ è controverso.

Dai picchi e depressioni nella serie rappresentata nella figura 13.3 è chiaro che la crescita economica non è un processo omogeneo. Viste le oscillazioni tra fasi positive e negative, spesso si sente parlare di economie che attraversano fasi di boom o di recessione, sebbene non esista una definizione comunemente accettata di questi termini. Il National Bureau of Economic Research (NBER) negli Stati Uniti afferma che:

“Durante una recessione, in tutta l’economia si diffonde un declino significativo dell’attività economica, che può durare da pochi mesi a più di un anno.”

Una definizione alternativa stabilisce che un’economia è in recessione quando il livello di produzione è al di sotto del suo livello normale o potenziale. Abbiamo quindi due possibili definizioni di recessione:

La seconda definizione presenta evidentemente un problema tecnico: stabilire qual è il livello normale di produzione di un’economia è una questione di valutazione, talvolta controversa (torneremo su questa problematica nei capitoli successivi, dove vedremo che il “prodotto normale” viene spesso definito come quello coerente con un’inflazione stabile).

ciclo economico
Alternanza di periodi di elevata crescita (boom) e periodi di crescita modesta o addirittura negativa (recessioni), che caratterizza l’economia capitalista.

Il passaggio da una fase di espansione a una di recessione e di nuovo a una di espansione è conosciuto come ciclo economico. Nella figura 13.3 si può osservare che oltre alla variazione annua del PIL, tenendo conto della quale le recessioni misurate da crescita negativa sembrano verificarsi due volte ogni 10 anni, ci sono episodi meno frequenti di fluttuazioni molto più ampie nella produzione. Nel XX secolo, i grandi picchi di declino hanno coinciso con la fine della Prima e della Seconda Guerra mondiale e con la crisi economica della Grande Depressione. Nel XXI secolo, la crisi finanziaria globale è arrivata dopo un periodo caratterizzato da fluttuazioni limitate.

Nella parte bassa della figura 13.3 è possibile vedere che il tasso di disoccupazione varia seguendo il ciclo economico. Durante la Grande Depressione, la disoccupazione nel Regno Unito ha raggiunto livelli più altissimi, mentre è stata particolarmente bassa durante le Guerre Mondiali e nel lungo periodo che va dalla fine della Seconda guerra mondiale agli anni Ottanta del del secolo scorso.

Esercizio 13.2 Definire la recessione

Una recessione può essere definita come un periodo durante il quale il prodotto diminuisce o come un periodo in cui il livello del prodotto è inferiore al livello normale, talvolta definito come il suo livello potenziale. Per maggiori dettagli fate riferimento al rapporto di Citi scaricabile dal sito, in particolare alle Figure 5, 6 e 7.

  1. Considerate un paese che produce grandi quantità di petrolio e supponete che da un anno all’altro i suoi pozzi petroliferi si esauriscano. Il paese sarà più povero di prima. Secondo le definizioni sopra riportate, si troverebbe in recessione?
  2. Sapere che un paese si trova in recessione è importante per le autorità di politica economica?

Domanda 13.1 Scegli le risposte corrette

Il grafico seguente mostra il logaritmo naturale del PIL reale pro capite nel Regno Unito tra il 1875 e il 2014:

il logaritmo naturale del PIL reale pro capite in Regno Unito tra il 1875 e il 2014.

Sulla base delle informazioni fornite dal grafico, quale delle seguenti affermazioni è corretta?

  • Il grafico mostra che il PIL reale pro capite in Regno Unito nel 1955 era di circa 8.000 £.
  • La pendenza della retta di migliore approssimazione rappresenta il tasso di crescita medio annuo.
  • Il grafico mostra che il tasso di crescita medio annuo è stato più basso nei decenni successivi al 1921 che nei decenni precedenti al 1918.
  • Il grafico del PIL reale pro capite rappresentato con scala proporzionale avrebbe un aspetto molto diverso dal grafico riportato sopra.
  • Il grafico mostra che il logaritmo naturale del PIL pro capite in Regno Unito nel 1955 era circa 8,9, che corrisponde a ln(PIL pro capite) = 8,9. Questo significa che il PIL pro capite = e8.9 = 7.332 £. (Infatti era di e8.91 = 7.370 £.)
  • Questo si può vedere nella figura 13.2.
  • Mentre il logaritmo del PIL reale pro capite è più basso immediatamente dopo il 1921 rispetto al periodo precedente, la pendenza della curva è maggiore. Questo significa che nel periodo successivo al 1921 il tasso di crescita è stato maggiore.
  • Il grafico del PIL reale pro capite raffigurato usando una scala proporzionale avrebbe lo stesso aspetto del grafico del logaritmo naturale del PIL reale pro capite rappresentato con scala lineare.

Einstein Scale logaritmiche

Già nel Capitolo 1 avevamo usato la scala logaritmica sull’asse verticale per visualizzare i dati di lungo periodo: più precisamente, si trattava di una scala logaritmica con unità raddoppiate nella figura 1.1-bis e con unità decuplicate nella figura 1.2. È possibile scrivere una scala dove i valori sull’asse verticale raddoppiano in questo modo:

o una scala dove decuplicano, nel modo seguente:

La prima è chiamata scala logaritmica a base 2; la seconda a base 10.

Come abbiamo visto nei grafici del Capitolo 1, se i dati formano una linea retta su una scala logaritmica, allora il tasso di crescita è costante. Un metodo diverso di usare questa proprietà dei logaritmi è quello di trasformare prima i dati in logaritmi naturali e poi di rappresentarli su una scala lineare nei logaritmi. I logaritmi naturali usano come base e, dove e è un numero (approssimativamente 2,718) che ha utili proprietà matematiche.

Per trasformare i livelli in logaritmi naturali si può usare una calcolatrice o un foglio di calcolo. Com’è facile notare, quando la trasformazione viene applicata ai nostri dati, la curva nella figura 13.2 nel grafico di sinistra viene convertita in una curva molto più simile a una retta nel grafico di destra.

Le figure figura 13.4 e figura 13.5 illustrano la differenza tra utilizzo di una scala logaritmica sull’asse verticale e utilizzo di una scala lineare previa trasformazione dei dati nei loro logaritmi naturali.

Dati su una scala logaritmica con una funzione esponenziale.

Figura 13.4 Dati su una scala logaritmica con una funzione esponenziale.

Dati trasformati in logaritmi naturali su una scala lineare con una funzione lineare.

Figura 13.5 Dati trasformati in logaritmi naturali su una scala lineare con una funzione lineare.

Notiamo che da un segno di livello al successo il valore raddoppia (da 4.096 a 8.192 a 16.384) sull’asse verticale nella prima figura, mentre aumenta linearmente (da 8,5 a 9 a 9,5) nella seconda.

In ciascun grafico, è presente una retta accanto alla serie di dati. La figura 13.4 è stata creata tramite Excel, selezionando Aggiungi elemento grafico/Linea di tendenza e scegliendo poi Esponenziale. Excel trova la retta o curva che meglio approssima i punti: dal momento che la scala è logaritmica, viene visualizzata una retta, insieme all’equazione della stessa. Altri fogli o software di calcolo offrono simili funzionalità.

Nella figura 13.5, se si usa Excel e si seleziona l’opzione “Approssima con retta lineare”, comparirà una linea retta. Questa volta, si ottiene l’equazione di una retta con intercetta 8,7782 e inclinazione 0,0214. Si può osservare che la funzione esponenziale usa la base e, e quindi l’inclinazione della retta esprime il tasso di crescita composto della serie: 0,0214 × 100 = 2,14% annuo.

In sintesi:

  • Quando viene raffigurata in un grafico una serie di dati, sia che si usi una scala logaritmica sia che i dati vengano trasformati in logaritmi e tracciati su una scala lineare, il risultato è approssimativamente lineare, a indicare che il tasso di crescita della serie è approssimativamente costante (tasso di crescita esponenziale).
  • Il tasso di crescita esponenziale (conosciuto anche come tasso di crescita annuo composto, cumulative average growth rate o CAGR) è rappresentato dalla pendenza della retta quando è rappresentato il logaritmo naturale della serie di dati.
  • Si noti la persistente deviazione dell’economia britannica dal suo trend a seguito della crisi finanziaria del 2008.

13.2 Fluttuazioni della produzione e disoccupazione

Nella figura 13.3 abbiamo visto come la disoccupazione diminuisca nelle fasi di espansione e aumenti in quelle di recessione.

legge di Okun
Regolarità empirica per la quale al diminuire del tasso di crescita del PIL aumenta il tasso di disoccupazione. Vedi anche: coefficiente di Okun

La figura 13.6 mostra la relazione tra le fluttuazioni del prodotto e quelle del livello di disoccupazione, nota come legge di Okun. Arthur Okun, consigliere economico del Presidente degli Stati Uniti Kennedy, notò che quando la crescita dell’output di un paese era elevata la disoccupazione tendeva a scendere. Come relazione empirica, la legge di Okun ha trovato solide conferme in molte economie a partire dalla Seconda Guerra mondiale.

La legge di Okun per alcune economie.

Figura 13.6 La legge di Okun per alcune economie.

OECD Statistics. worldbank.2017b

coefficiente di Okun
La variazione percentuale del tasso di disoccupazione che ci si aspetta a seguito di una variazione dell’1% del tasso di crescita del PIL. Vedi anche: legge di Okun

La figura 13.6 rappresenta la variazione nel tasso di disoccupazione (asse verticale) e il tasso di crescita del PIL (asse orizzontale) per sei paesi: a una maggiore crescita della produzione corrisponde chiaramente una diminuzione della disoccupazione. Nel grafico di ciascun paese abbiamo tracciato la retta decrescente che rappresenta la migliore approssimazione lineare dei dati. Negli Stati Uniti, ad esempio, la pendenza della retta implica che, in media, un aumento dell’1% nella crescita della produzione fa diminuire il tasso di disoccupazione di circa 0,39 punti percentuali; diremo pertanto che il coefficiente di Okun negli Stati Uniti è –0,39.

Il puntino rosso in ogni grafico della figura 13.6 mostra la variazione del PIL reale e della disoccupazione avvenuta dal 2008 al 2009, durante la recessione che ha seguito la crisi finanziaria mondiale. Si può osservare che nel 2009 tutte e quattro le economie avanzate hanno vissuto la loro peggiore contrazione dell’output in 50 anni. Come previsto dalla legge di Okun, la disoccupazione è cresciuta in maniera significativa rispetto all’andamento storico in Spagna, Giappone e USA. Inoltre, in ciascuno di questi tre paesi l’incremento della disoccupazione è stato maggiore di quanto previsto dalla legge di Okun. La situazione è diversa per la Germania: la legge di Okun aveva previsto un aumento della disoccupazione pari a 1,65 punti percentuali, ma, come mostrato dal puntino rosso, la disoccupazione tedesca è rimasta quasi invariata nel 2009. Più avanti analizzeremo come è stato possibile per la Germania proteggere i posti di lavoro di fronte al più grande declino della produzione del sistema economico in 50 anni.

Anche il Brasile e la Malesia hanno avuto contrazioni dell’output e aumenti della disoccupazione nel 2009. Ciò nonostante, come molte economie in via di sviluppo, sono stati colpiti meno duramente dalla crisi rispetto alle economie più avanzate. In più, la Malesia aveva già subito, non molto tempo prima — durante la crisi dell’Asia orientale nel 1998 — una contrazione ben più marcata: il PIL era diminuito del 7,4%, un valore così basso da non trovare posto nella scala del nostro grafico.

La relazione tra produzione, disoccupazione e benessere può essere riassunta nel modo seguente.

Esercizio 13.3 Legge di Okun

Tutte le rette di regressione nella figura 13.6 indicano che se la crescita è pari a zero allora la disoccupazione è crescente.

  1. In questi casi, cosa si può dire riguardo alla produttività del lavoro nell’economia?
  2. Perché un tasso di disoccupazione stabile richiede in genere crescita positiva?

Domanda 13.2 Scegli le risposte corrette

Il grafico che segue mostra la relazione tra crescita del PIL reale e variazione della disoccupazione negli Stati Uniti tra il 1961 e il 2011.

La crescita del PIL reale e la variazione della disoccupazione negli USA tra il 1961 e il 2011.

L’equazione riportata in alto a destra rappresenta l’espressione della retta di migliore approssimazione (retta di regressione). Sulla base di questa informazione, quale delle seguenti affermazioni è corretta?

  • Il tasso di disoccupazione rimane stabile quando la crescita del PIL reale è pari a zero.
  • Il coefficiente di Okun per gli Stati Uniti è 1,2298.
  • Sulla base del risultato della regressione, i decisori politici possono essere certi che qualora l’anno prossimo il PIL reale aumentasse dell’1% vi sarebbe una caduta del tasso di disoccupazione dello 0,39%.
  • Con il PIL reale in diminuzione del 2,8% nel 2009, l’aumento previsto del tasso di disoccupazione sarebbe dovuto essere del 2,3%.
  • Il grafico indica che senza un aumento del PIL reale vi sarà un aumento del tasso di disoccupazione. Infatti, l’intercetta sull’asse y della retta di regressione è 1,23%.
  • Il coefficiente di Okun è –0,3768: un aumento dell’1% nel tasso di crescita dell’output fa diminuire in media il tasso di disoccupazione di 0,38 punti percentuali.
  • In base alla regressione, sappiamo che in media il tasso di disoccupazione è diminuito di 0,38 punti percentuali a fronte di un incremento dell’1% nel PIL reale, ma questo non significa che avremo con certezza lo stesso effetto anche l’anno prossimo.
  • Tutto ciò si può dedurre dalla retta o dalla sua equazione. La variazione prevista nel tasso di disoccupazione è 1,2298 + (-0,3768) x (-2,8) = 2,285%.

Einstein La legge di Okun

La legge è così definita:

dove è la variazione del tasso di disoccupazione al tempo t, (crescita del PIL)t è la crescita del PIL reale al tempo t, è il valore dell’intercetta e è un coefficiente che determina come la crescita del PIL reale si traduce in una variazione del tasso di disoccupazione. La legge di Okun è una relazione empirica lineare che associa la crescita del PIL reale alle variazioni della disoccupazione. Il coefficiente , chiamato coefficiente di Okun, è in genere negativo e questo suggerisce che ad una crescita positiva del PIL reale corrisponderà una caduta del tasso di disoccupazione.

Stimando la relazione che esprime la legge di Okun per la Germania tra il 1970 e il 2011 troviamo che = –0,21 e = 0,57. Quando si stima la retta di interpolazione calcolata con il sistema dei minimi quadrati, si ottiene anche un coefficiente, detto comunemente “R quadro” (R2) che varia tra 0 a 1. L’R2 misura quanto la retta d’interpolazione è vicina ai valori reali osservati; il valore 1 segnala una una perfetta sovrapposizione dei dati reali ai dati stimati, mentre un valore uguale a zero segnala la mancanza di una qualsiasi relazione fra i dati reali e quelli stimati. Nel nostro caso il coefficiente R2 indica in quale misura la legge di Okun approssimi i dati reali del PIL e della disoccupazione. Per la Germania nel periodo 1970–2011 valore di R2 è pari a 0,24, un valore molto più basso di quello degli Stati Uniti, che è pari a 0,69. Il minor valore dell’R2 tedesco ci potrebbe portare a ritenere, in prima approssimazione, che la legge di Okun spieghi meglio i dati statunitensi rispetto a quelli tedeschi.

Per ottenere il valore previsto della variazione percentuale della disoccupazione in Germania nel 2009 usando l’equazione stimata di Okun, dobbiamo semplicemente sostituire il valore reale del tasso di crescita del PIL tedesco nel 2009 (–5.1) e risolvere l’equazione per il tasso di variazione della disoccupazione, nel modo seguente:

La legge di Okun prevede dunque che a una caduta del PIL del 5,1% nel 2009 sarebbe dovuto corrispondere un aumento nella disoccupazione di 1,65 punti percentuali.

13.3 Misurare l’economia aggregata

produzione aggregata
La produzione totale di un’economia in un certo arco temporale (solitamente un anno).

Per descrivere l’economia nel suo complesso gli economisti fanno ricorso a dati statistici aggregati, che misurano cioè la somma delle corrispondenti variabili individuali per l’intera economia. Il PIL riportato nei grafici della figura 13.6 è una misura della produzione aggregata, ovvero la somma dell’output di tutti i produttori di ciascuno dei paesi considerati. Diane Coyle, un’economista che si è occupata specificamente di questo tema, descrive il PIL come:

Tutto ciò che va dai chiodi agli spazzolini da denti, trattori, scarpe, tagli di capelli, consulenza gestionale, pulizia delle strade, lezioni di yoga, piatti, bende, libri e i milioni di altri servizi e prodotti nell’economia.

conti nazionali
Sistema utilizzato per misurare la produzione totale, la spesa complessiva e le altre variabili aggregate di una nazione.
valore aggiunto
In un processo di produzione, si tratta del valore del prodotto meno il valore dei beni intermedi acquistati. Esso corrisponde alla somma delle remunerazioni dei fattori produttivi (capitale e lavoro) impegnati nel processo.

I conti nazionali pubblicati dagli uffici statistici nazionali (nel caso italiano dall’ISTAT) riportano dati che usano informazioni sul comportamento individuale per costruire un quadro quantitativo dell’intera economia. Ci sono tre diversi modi di stimare il PIL:

I fisiocratici

Nella Francia del diciottesimo secolo un gruppo di economisti chiamati Fisiocratici descrivevano l’economia in analogia alla circolazione sanguigna nel corpo umano. I loro studi hanno precorso il modo nel quale oggi pensiamo al flusso circolare dell’economia per calcolare il PIL. Il denaro si muove da chi spende a chi produce, da chi produce ai suoi dipendenti e soci e viene infine viene speso nuovamente in altri prodotti, continuando il ciclo.

La relazione tra consumi, produzione e reddito nell’intera economia può essere rappresentata come un flusso circolare: la misurazione del PIL tramite conti nazionali può essere considerata a livello della spesa, a livello della produzione o a livello dei redditi. Se fossero possibili misurazioni accurate, i totali di spesa, prodotto e reddito in un anno sarebbero identici, così da rendere indifferente la procedura di misurazione. Questo perché qualsiasi spesa in beni o servizi costituisce reddito per chiunque venda quel bene o servizio, che comunque qualcuno avrà prodotto. Se compriamo un taco da un venditore ambulante a 20 pesos allora la nostra spesa è di 20 pesos, la somma di tutti i valori aggiunti creati nelle varie fasi produttive che hanno portato alla produzione finale del taco è 20 pesos e il reddito ricevuto da tutte le persone coinvolte nel processo produttivo è ancora di 20 pesos. Lo stesso si applica all’acquisto di un’auto per 20.000 €, un massaggio a 50 € o un contratto di assicurazione per 20 € al mese.

importazioni (M)
No definition available.
esportazioni (X)
No definition available.

Famiglie e imprese ricevono redditi e li spendono. Ignorando per il momento il ruolo dello Stato o delle importazioni ed esportazioni, mostriamo il flusso circolare tra famiglie e imprese nella figura 13.7.

Il modello del flusso circolare: tre modi di misurare il PIL.

Figura 13.7 Il modello del flusso circolare: tre modi di misurare il PIL.

Il PIL può essere definito secondo una qualsiasi tra queste tre prospettive. Occorre tuttavia prestare attenzione alla definizione poiché, mentre è sempre vero che la spesa di un individuo coincide sempre con il reddito di un altro individuo, la globalizzazione fa sì che spesso queste due persone si trovino in paesi diversi. Occorre quindi analizzare il ruolo di importazioni ed esportazioni: qualcuno in Cina potrebbe comprare del riso da qualcuno in Giappone, per cui alla spesa cinese corrisponderebbe un reddito giapponese.

Come possiamo conteggiare queste transazioni? Dal momento che il PIL è definito come prodotto interno e il riso è stato prodotto (e venduto) in Giappone, esso verrà contato nel PIL giapponese. Le esportazioni sono cioè incluse nel PIL in quanto sono parte della produzione nazionale, ma non lo solo le importazioni, visto che sono prodotte altrove. Per questa ragione, la definizione di PIL comprende le esportazioni ed esclude le importazioni:

Il modello del flusso circolare nella figura 13.7 considera solo famiglie e imprese, ma lo Stato e i servizi pubblici che questo fornisce possono essere incorporati in maniera simile. Le famiglie ricevono alcuni beni e servizi forniti dallo Stato (es. l’istruzione primaria) per i quali non pagano al momento del consumo. Il consumo e la produzione di questi servizi possono essere visualizzati usando il modello del flusso circolare:

In questo modo lo Stato può essere considerato come un produttore, al pari di un’impresa — con la differenza che le imposte pagate da una determinata famiglia finanziano i servizi pubblici in generale e non corrispondono necessariamente ai servizi ricevuti da quella famiglia. Possiamo quindi affermare che se, ad esempio, i cittadini pagano in media 15.000 € all’anno in imposte (la spesa), queste costituiscono entrate dello Stato per 15.000 € (il reddito), che lo Stato usa per produrre beni e servizi pubblici il cui valore è 15.000 € (il valore aggiunto).

Il fatto che spesa, prodotto e reddito siano tutti uguali significa che possiamo usare ciascun di queste tre prospettive per comprendere meglio le altre. Abbiamo descritto le recessioni come periodi di crescita negativa dell’output, ma questo significa che le recessioni devono essere anche periodi di crescita negativa dei consumi (l’output diminuisce soltanto se le persone comprano meno): spesso possiamo addirittura affermare che il prodotto diminuisce perché le persone comprano meno. Questa osservazione è molto utile perché, come vedremo nel Capitolo 14, sapere cosa determina le decisioni di spesa può aiutarci a capire da dove vengano le recessioni.

13.4 Le componenti del PIL

La tabella 13.1 mostra le diverse componenti del PIL dal lato della spesa, così come esse sono misurate nei conti nazionali per le economie di tre diversi continenti: gli USA, l’area Euro (vista qui nel suo complesso) e la Cina.

  USA Area Euro (19 Paesi) Cina
Consumi (C) 68,4% 55,9% 37,3%
Spesa pubblica (G) 15,1% 21,1% 14,1%
Investmenti (I) 19,1% 19,5% 47,3%
Variazione delle scorte 0,4% 0,0% 2,0%
Esportazioni (X) 13,6% 43,9% 26,2%
Importazioni (M) 16,6% 40,5% 23,8%

Scomposizione del PIL del 2013 per USA, area Euro e Cina nelle sue componenti.

Tabella 13.1 Scomposizione del PIL del 2013 per USA, area Euro e Cina nelle sue componenti.

OECD Statistics. worldbank.2017b L’OCSE riporta una discrepanza statistica per la Cina pari a −3.1% del PIL.

I consumi (C)

I consumi sono gli acquisti di beni e servizi effettuati dalle famiglie. I beni sono normalmente cose tangibili; automobili, elettrodomestici e arredamento che durano per almeno tre anni sono definiti beni durevoli, mentre quelli che durano per un periodo inferiore sono detti beni non durevoli. I servizi sono acquisti di natura intangibile, come i trasporti, il servizio abitativo (misurato dal canone di locazione), l’iscrizione in palestra e i trattamenti sanitari. La spesa delle famiglie in beni durevoli come automobili ed elettrodomestici viene contabilizzata tra i consumi nei conti nazionali, sebbene, come vedremo, in termini economici la decisione di acquistare un bene duraturo sia da considerare come una decisione di investimento.

Dalla tabella 13.1 possiamo osservare che nei paesi sviluppati il consumo è di gran lunga la componente più importante del PIL, vicino al 56% nell’Area Euro e 68% negli USA, in contrasto con la Cina, dove i consumi finali delle famiglie ammontano al 37% del PIL.

Gli investimenti (I)

Gli investimenti sono la spesa da parte delle imprese in nuove attrezzature ed edifici commerciali, nonché in strutture residenziali (la costruzione di nuovi edifici ad uso abitativo).

scorte
Beni che un’impresa detiene prima di venderli o usarli, incluse le materie prime, i semilavorati e i prodotti finiti e destinati alla vendita.

I beni prodotti dalle imprese e invenduti costituiscono anch’essi investimenti, che vengono registrati separatamente nei conti nazionali, come variazione delle scorte o giacenze di magazzino. Includere le variazioni delle scorte è fondamentale per assicurare che quando si misura il PIL con il metodo della produzione (in base a ciò che viene prodotto), il risultato sia uguale al valore del PIL misurato con il metodo della spesa (in base a ciò che viene speso, compresi gli investimenti delle imprese in scorte invendute).

Gli investimenti rappresentano una quota del PIL molto inferiore ai consumi nei paesi OCSE; sono pari a malapena a un quinto del PIL negli USA e nell’Area Euro, mentre in Cina rappresentano quasi metà del PIL.

La spesa pubblica in beni e servizi (G)

spesa pubblica
La spesa della pubblica amministrazione. Quando viene inclusa tra le componenti della domanda aggregata o del PIL, si considera sola la spesa pubblica per l’acquisto di beni e servizi, ovvero la spesa pubblica al netto della spesa per trasferimenti pubblici come pensioni e sussidi di disoccupazione.

La spesa pubblica per beni e servizi è la spesa per consumi e investimenti da parte dello Stato (che consiste in governo centrale e locale, spesso chiamato “Pubblica Amministrazione”, PA). La spesa per consumi pubblici riguarda beni (come attrezzature da ufficio, software e automobili) e servizi (come i salari degli impiegati statali, delle forze armate, polizia, insegnanti, scienziati). La spesa pubblica per investimenti consiste nella costruzione di strade, scuole o armamenti. Gran parte della spesa pubblica per beni e servizi riguarda istruzione e sanità.

I trasferimenti pubblici quali le pensioni o i sussidi di disoccupazione non sono inclusi in G poiché le famiglie li percepiscono come reddito: quando vengono spesi, sono registrati in C o in I e quindi registrare queste spese anche in G determinerebbe un doppio conteggio.

La quota di spesa pubblica in beni e servizi è leggermente maggiore in Europa (21,1%) che negli Stati Uniti (15,1%). Si ricordi che sono esclusi i trasferimenti (come le pensioni), e la differenza più grande nel ruolo dello Stato tra Europa e Stati Uniti riguarda proprio questi trasferimenti. Nel 2012, la spesa pubblica complessiva compresi i trasferimenti era del 57% del PIL in Francia, contro il 40% degli Stati Uniti.

Le esportazioni (X)

Le esportazioni sono i beni e servizi prodotti internamente che vengono acquistati da famiglie, imprese e PA degli altri paesi.

Le importazioni (M)

Le importazioni sono i beni e servizi prodotti in altri paesi e acquistati da famiglie, imprese e PA dell’economia nazionale.

domanda aggregata
La somma delle componenti della domanda dei beni e dei servizi prodotti in un’economia (consumi, investimenti, spesa pubblica ed esportazioni nette). Vedi anche: consumo, investimento, spesa pubblica, esportazioni, importazioni

Nella tabella 13.1, la somma di C, I e G ci dà il totale dei beni e servizi complessivamente acquistati dai residenti di ciascun Paese. impiegata per l’acquisto di beni e servizi da coloro che vivono in ciascuno di questi paesi. Tale somma non equivale tuttavia al totale dei beni e servizi prodotti in ciascun Paese, cioè al PIL, per ottenere il quale occorre includere le esportazioni (X) — i beni e servizi prodotti nel Paese che vengono acquistati da stranieri — e sottrarre le importazioni M. Quest’ultima operazione è necessaria, dal momento che C, I e G includono le spese per beni e servizi importati, cioè prodotti all’estero e consumati dai residenti del Paese. La somma è detta anche domanda aggregata.

Esportazioni nette

bilancia commerciale
Differenza tra il valore delle esportazioni e quello delle importazioni. Vedi anche: disavanzo commerciale, avanzo commerciale
disavanzo commerciale
Situazione che corrisponde a un saldo negativo della bilancia commerciale (ovvero le importazioni superano le esportazioni). Vedi anche: avanzo commerciale, bilancia commerciale
avanzo commerciale
Quando la bilancia commerciale ha un saldo positivo; è dato dalla differenza tra le esportazioni e le importazioni. Vedi anche: bilancia commerciale, disavanzo commerciale

Le esportazioni nette sono la differenza tra il valore delle esportazioni e quello delle importazioni (), detta anche bilancia commerciale. Nel 2010, gli USA avevano un disavanzo commerciale pari al 3,4% del PIL e la Cina aveva un avanzo commerciale pari al 3,6% del PIL. La bilancia commerciale presenta un disavanzo commerciale se il valore delle esportazioni meno il valore delle importazioni è negativo; presenta un avanzo commerciale se tale differenza è positiva.

In molti paesi, la componente più rilevante del PIL è la spesa per consumi privati (tabella 13.1). La spesa per investimenti rappresenta una quota molto minore (gli altissimi livelli degli investimenti in Cina sono un’eccezione). Per calcolare quanto ogni singola componente della spesa contribuisce alle fluttuazioni del PIL si possono usare i dati dei conti nazionali. Esplorare tali dati è utile per conoscere l’economia, e un modo semplice per farlo è usare la banca dati di Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea. Un’altra utile fonte di dati è la banca dati FRED, il cui utilizzo è spiegato nell’Esercizio 13.4.

La tabella 13.2 mostra il contributo delle componenti della spesa alla crescita del PIL negli USA. I dati sono per l’anno 2009, nel mezzo della recessione causata dalla crisi finanziaria mondiale. Dall’analisi della figura possiamo trarre le seguenti considerazioni.

L’equazione che segue mostra come la crescita del PIL possa essere scomposta identificando quanto ciascuna componente della spesa vi abbia contribuito. Si può notare che il contributo di ciascuna componente è dato dal prodotto della quota di questa componente rispetto al PIL moltiplicata per la sua variazione.

  PIL Consumi Investmenti Spesa pubblica Esportazioni nette
2009 −2.8 −1.06 −3.52 −0.64 −1.14

Contributi alla variazione percentuale del PIL reale negli USA nel 2009.

Tabella 13.2 Contributi alla variazione percentuale del PIL reale negli USA nel 2009.

Federal Reserve Bank of St. Louis, FRED. Si noti che nei conti nazionali, gli investimenti pubblici vengono contabilizzati come spesa pubblica e non investimenti.

Quando si usa il concetto di PIL, occorre tenere presenti tre cose. In primo luogo, come abbiamo visto nel Capitolo 1, si tratta di una misura convenzionale della dimensione di un’economia, che esclude molti aspetti importanti, quali ad esempio gli effetti sull’ambiente.

In secondo luogo, occorre stare attenti quando si discute di “dimensione” e “crescita” di un’economia. In questo paragrafo, ci concentreremo sul PIL e sull’apporto delle diverse componenti della domanda alla sua crescita. In altri contesti e per studiare altre questioni è molto meglio parlare di PIL pro capite. Per capire la differenza, si osservi che il PIL in Regno Unito è cresciuto del 7% tra il 2007 e il 2015 ma il PIL pro capite è cresciuto solo dello 0,8%. La ragione è l’aumento considerevole della popolazione dovuta all’immigrazione.

Terzo, quando viene usato come misura degli standard di vita, il PIL pro capite presenta molti limiti e difetti.

Il discorso di Bob Kennedy sul PIL

L’inadeguatezza del PIL come misura dello standard di vita fu evidenziato fra i primi da Robert Kennedy, durante un celebre discorso tenuto nel marzo del 1958 all’Università del Kansas, pochi mesi prima di essere assassinato. Di seguito un estratto:

“Il nostro PIL ha superato 800 miliardi di dollari l’anno, ma quel PIL — se giudichiamo gli USA in base ad esso — comprende anche l’inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine settimana. Il PIL mette in conto le serrature blindate per le nostre porte di casa e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende le armi usate da esaltati per sparare sulla folla e i programmi televisivi che esaltano la violenza al fine di vendere giocattoli ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Comprende le auto blindate della polizia per fronteggiare le rivolte urbane. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori famigliari o l’intelligenza del nostro dibattere. Il PIL non misura né la nostra arguzia, né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né la nostra conoscenza, né la nostra compassione, né la devozione al nostro Paese. Misura tutto, in poche parole, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America ma non ci dice se possiamo essere orgogliosi di essere americani.”

— R. Kennedy, Discorso all’Università del Kansas nel 1968

I dati macroeconomici e le banche dati.

Per avere una conoscenza più approfondita dell’economia del proprio paese e degli altri paesi e accedere a dati aggiornati sull’andamento dell’economia, è necessario imparare ad utilizzare una delle banche dati rese disponibili da istituzioni nazionali e internazionali, molte delle quali di pubblico dominio e consultabili via internet.

Ne abbiamo selezionate alcune in base alla completezza dei dati e allafacilità d’uso:

L’interfaccia di accesso di queste banche dati consente di creare direttamente on-line tabelle e grafici, ma consigliamo di scaricare i dati in un formato a voi familiare (es. Microsoft Excel) e provare a rielaborarli sul vostro computer.

Esercizio 13.4 Primi passi coi dati

Consultatore una banca dati a vostra scelta tra quelle indicate nel riquadro precedente e provate a rispondere alle seguenti domande.

  1. Qual è il livello del PIL nominale per l’Italia per l’anno corrente, o comunque per l’ultimo anno di cui esistono dei dati?
  2. Qual è la differenza fra il PIL nominale e quello reale?
  3. Quante recessioni ha subito la nostra economia e le economie degli altri paesi?
  4. Quali sono le più grandi recessioni in termini di lunghezza e impatto?
  5. Come reagisce il tasso di disoccupazione durante le due principali recessioni identificate?
  6. Cosa si può concludere sulla connessione tra recessione e variazione della disoccupazione?

Domanda 13.3 Scegli le risposte corrette

Quale delle seguenti affermazioni riguardanti la misurazione del PIL è corretta ?

  • Il PIL può essere misurato sia come spesa totale in beni e servizi prodotti internamente sia come valore aggiunto totale nella produzione interna, sia ancora come somma di tutti i redditi percepiti dalla produzione interna.
  • Sia le esportazioni che le importazioni sono comprese nel calcolo del PIL.
  • I beni e servizi forniti della pubblica amministrazione non sono inclusi nel PIL.
  • Il valore aggiunto della pubblica amministrazione viene calcolato in base al prezzo di vendita sul mercato dei beni e servizi pubblici.
  • Queste tre diverse misure del PIL sono discusse nel paragrafo 13.4.
  • Le esportazioni sono parte della produzione interna mentre le importazioni no. Di conseguenza, solo le prime sono incluse nel PIL (le importazioni vengono sottratte nell’equazione della domanda aggregata).
  • I servizi forniti dalla pubblica amministrazione (ad esempio l’istruzione) sono inclusi nel PIL.
  • I servizi forniti dalla pubblica amministrazione (come l’istruzione) non sono venduti sul mercato. Per questa ragione il valore aggiunto viene calcolato sulla base del costo sostenuto per erogarli.

Domanda 13.4 Scegli le risposte corrette

Quali tra i seguenti eventi provocherebbero un aumento del PIL?

  • Una diminuzione delle importazioni, tenendo costanti tutte le altre componenti del PIL.
  • Un aumento delle rimesse pagate ai residenti nazionali dai loro parenti residenti all’estero.
  • Un aumento della spesa pubblica.
  • Una diminuzione delle esportazioni.
  • Le importazioni rappresentano la spesa in beni e servizi prodotti all’estero, perciò una diminuzione delle importazioni implica che una quota maggiore di C, I e G verrà spesa nella produzione interna.
  • L’effetto sarà un aumento del reddito nazionale, poiché i residenti nazionali diventeranno più ricchi, ma ciò non comporta un aumento della produzione interna.
  • Un aumento della spesa pubblica comporta una maggiore spesa in produzione interna.
  • Una riduzione delle esportazioni rappresenta una riduzione della spesa degli stranieri in beni e servizi prodotti internamente, e quindi una riduzione del PIL.

13.5 Come le famiglie affrontano gli shock

Le economie fluttuano, andando incontro a fasi positive e negative. Finora ci siamo occupati delle economie industrializzate, ma questo vale anche per le economie fondate sull’agricoltura: la figura 13.8 mostra le fluttuazione della produzione nell’economia britannica tra il 1550 e il 1700, quando essa era ancora prevalentemente agricola. Così come abbiamo scomposto la crescita del PIL nelle sue diverse componenti dal lato della spesa, possiamo individuare sul lato della produzione il contributo dei diversi settori. La figura 13.8 mostra il tasso di crescita del PIL reale e dei tre settori principali: agricoltura, industria e servizi, illustrando quanto il settore agricolo sia stato determinante per spiegare le fluttuazioni del PIL.

Il contributo dell’agricoltura al ciclo economico in Gran Bretagna (1550–1700).

Figura 13.8 Il contributo dell’agricoltura al ciclo economico in Gran Bretagna (1550–1700).

Crescita del PIL tra il 1550 e il 1700

La figura mostra il tasso di crescita del PIL reale e i suoi tre principali settori nel periodo indicato.

Figura 13.8-a La figura mostra il tasso di crescita del PIL reale e i suoi tre principali settori nel periodo indicato.

broadberry.etal.2015

Il tasso di crescita dell’agricoltura

Il settore agricolo è molto più volatile degli altri settori.

Figura 13.8-b Il settore agricolo è molto più volatile degli altri settori.

broadberry.etal.2015

Il tasso di crescita del settore industriale

In questo periodo la differenza nell’output del settore agricolo da un anno al successivo è in media tre volte più grande di quella del settore industriale …

Figura 13.8-c In questo periodo la differenza nell’output del settore agricolo da un anno al successivo è in media tre volte più grande di quella del settore industriale …

broadberry.etal.2015

Il tasso di crescita del settore dei servizi

… e oltre 10 volte più grande di quella del settore dei servizi.

Figura 13.8-d … e oltre 10 volte più grande di quella del settore dei servizi.

broadberry.etal.2015

L’agricoltura ha condotto le fluttuazioni del PIL

Tra il 1552 e il 1553, il settore agricolo è cresciuto del 41% e il PIL è aumentato del 17%. Nell’anno successivo, il settore agricolo si è contratto del 16%, portando ad una contrazione dell’economia dell’8%.

Figura 13.8-e Tra il 1552 e il 1553, il settore agricolo è cresciuto del 41% e il PIL è aumentato del 17%. Nell’anno successivo, il settore agricolo si è contratto del 16%, portando ad una contrazione dell’economia dell’8%.

broadberry.etal.2015

La figura 13.9 mostra i tassi di crescita del PIL reale e del settore agricolo in India a partire dal 1960. Nel 1960 l’agricoltura costituiva il 43% dell’economia, mentre era solo il 17% nel 2014. L’agricoltura nell’India moderna non è volatile come nella Gran Bretagna prima del 1700, in parte grazie ai moderni metodi agricoli, ma la sua variabilità è di quasi doppia rispetto a quella del PIL aggregato.

Il contributo dell’agricoltura al ciclo economico in India (1961–2014).

Figura 13.9 Il contributo dell’agricoltura al ciclo economico in India (1961–2014).

shock
Una variazione esogena di uno o più dati in un modello.

Per capire meglio i costi e le cause delle fluttuazioni economiche, si può partire dall’analisi di un’economia agricola. In un’economia basata sulla produzione agricola, le condizioni climatiche — insieme a guerre ed epidemie — sono una delle principali cause dell’alternanza di annate positive e negative. Il termine shock viene usato in economia per riferirsi ad un evento inatteso, ad esempio condizioni climatiche particolarmente avverse o guerre. Come sappiamo, le persone pensano al futuro e di solito cercano con i loro comportamenti e le loro scelte di anticipare gli eventi incerti. Questa è la ragion d’essere dei mercati assicurativi nelle economie moderne. In un’economia agricola, le famiglie sanno bene che nel futuro si potranno verificare sia periodi di sfortuna, con pessimi raccolti, sia periodi prosperi caratterizzati da raccolti abbondanti; come possono far fronte a fluttuazioni che possono dimezzare i loro redditi da una stagione all’altra? Possiamo distinguere due casi:

Lo shock colpisce una singola famiglia

autoassicurazione
Si ha quando un individuo o una famiglia risparmia così da poter mantenere lo stesso livello di consumo anche in presenza di una riduzione del reddito o altra circostanza sfavorevole.
coassicurazione
No definition available.

Vi sono di fondo due possibili strategie per affrontare gli shock che possono colpire una singola famiglia.

condivisione del rischio
Quando un gruppo di soggetti decide di sostenere collettivamente il costo di un evento negativo che colpisce uno di essi o una parte di essi. Ad esempio, un gruppo di famiglie condivide i propri risparmi per permettere a una famiglia di mantenere il proprio livello di consumo nel caso di una temporanea diminuzione del reddito o aumento della spesa.
altruismo
Disponibilità a sostenere un costo perché qualcun altro possa trarre un beneficio.

Le modalità informali di condivisione del rischio tra famiglie e amici sono spesso basate su reciprocità e fiducia: siamo disposti ad aiutare chi ci ha aiutato in passato, così come ci fidiamo delle persone che hanno imparato a fidarsi di noi. Spesso, ma non necessariamente, coinvolgono forme di altruismo nei confronti di chi ha bisogno.

Queste strategie riflettono due aspetti importanti delle preferenze dei consumatori.

Reciprocità e altruismo sono importanti anche quando l’assicurazione assume la forma di un’indennità di disoccupazione pubblica finanziata mediante la tassazione o altri programmi pubblici, nella misura in cui garantiscono il sostegno a tali politiche.

Gli shock dell’intera economia

La condivisione del rischio è meno efficace se uno shock negativo colpisce tutti allo stesso momento. In occasione di siccità, alluvioni o terremoti, diventa più difficile per un’economia agricola salvaguardare il benessere delle persone che vengono colpite. Ad esempio, generalmente non è possibile immagazzinare la produzione di un raccolto eccezionale abbastanza a lungo da poter superare il prossimo raccolto scarso, che potrebbe arrivare dopo molti anni.

Ma è proprio quando l’economia è colpita da tali shock che la condivisione del rischio potrebbe rivelarsi ancora più necessaria, dal momento che la sopravvivenza della comunità richiede che le famiglie che sono state relativamente risparmiate dall’evento avverso aiutino quelle colpite più duramente.2

Nelle economie rurali del passato, vulnerabili ai capricci del clima, le persone praticavano forme di condivisione del rischio sulla base di fiducia, reciprocità e altruismo. È probabile che norme di equità come quelle esaminate nel Capitolo 4 si siano affermate e diffuse proprio perché aiutavano gli individui a sopravvivere in aree frequentemente colpite da condizioni avverse.

Alcune recenti ricerche suggeriscono che queste norme sociali siano poi rimaste in vigore anche quando l’importanza del clima per la prosperità economica è andata diminuendo. Ne sarebbe prova il fatto che sono proprio le società sviluppatesi in regioni caratterizzate negli ultimi 500 anni da elevata variabilità annuale nelle precipitazioni e nelle temperature ad aver sviluppato, e ad avere tuttora, livelli di fiducia reciproca e forme di assicurazione sociale più avanzate, come l’indennità di disoccupazione e assistenza pubblica per disabili e poveri.

Esercizio 13.5 Assicurazione sanitaria

Facendo riferimento al sistema sanitario nel nostro Paese, e considerando in particolare da quali eventi avversi fornisce protezione e come è finanziato, sapreste dire se è un esempio di autoassicurazione o di condivisione del rischio?

Domanda 13.5 Scegli le risposte corrette

Nella figura 13.8 è rappresentato il tasso di crescita del PIL reale, insieme ai tassi di crescita del settore agricolo, industriale e dei servizi tra il 1550 e il 1700 in Gran Bretagna. Quale delle seguenti affermazioni può essere dedotta dal grafico?

  • Nel periodo considerato il tasso di crescita medio del settore agricolo era maggiore di quello dei servizi.
  • Il tasso di crescita del settore industriale era più volatile di quello del settore dei servizi.
  • Le fluttuazioni del PIL sono state determinate principalmente dal settore agricolo.
  • La recessione verificatasi intorno al 1560 fu causata da contrazioni in tutti e tre i settori.
  • Ciò non può essere dedotto dal grafico, che consente solo un confronto nel livello delle fluttuazioni.
  • I picchi sono più alti e le contrazioni più profonde nel settore industriale.
  • I picchi e le contrazioni del PIL seguono da vicino quelli del settore agricolo.
  • In realtà, il settore industriale è cresciuto, il settore agricolo si è contratto e il settore dei servizi è rimasto più o meno invariato. È a causa del maggior peso del settore agricolo che l’economia nel suo complesso si è contratta.

13.6 Perché il consumo tende a essere più stabile?

Un fattore essenziale di stabilizzazione dell’economia è il desiderio delle famiglie di mantenere costante nel tempo il livello del loro consumo di beni e servizi. Per raggiungere questo obiettivo, le famiglie devono programmare in anticipo le loro azioni, devono pensare a cosa potrebbe capitare al loro reddito in futuro, e devono risparmiare e ottenere prestiti per attenuare gli effetti delle variazioni del reddito sulle scelte di consumo. Si tratta di quell’autoassicurazione di cui abbiamo parlato nel paragrafo precedente.

Prepararsi a possibili annate difficili era una necessità nelle società agricole i cui raccolti erano in balia di guerra e condizioni meteorologiche, ma anche per le famiglie delle moderne società industriali cercando di “appiattire” il profilo dei loro consumi. Per rendercene conto, pensiamo innanzitutto agli eventi prevedibili della vita di una persona: da giovani si trova un lavoro, nel corso della vita lavorativa la retribuzione cresce, e infine si va in pensione, percependo un reddito inferiore a quello avuto nel corso dell’età lavorativa.

Come abbiamo visto nel Capitolo 10, le persone preferiscono un profilo stabile dei consumi perché in ogni dato momento i rendimenti marginali del consumo sono decrescenti; ne segue che avere ad esempio a disposizione molto da consumare domani e poco oggi è peggio che avere un ammontare intermedio da consumare nei due periodi (figura 10.3).

L’individuo che prende in considerazione una promozione futura e pianifica le proprie spese si trova in una posizione simile a quella di Giulia nel Capitolo 10 (figura 10.2), che aveva risorse limitate nel presente ma, sapendo che avrebbe avuto di più in futuro, desiderava trasferire parte del suo potere d’acquisto futuro al presente utilizzando il mercato del credito e indebitandosi. Il modello di decisione individuale introdotto nei Capitoli 3 e 10 si applica anche alla scelta su come distribuire i consumi nell’arco di vita di una persona; la previsione che se ne trae è che, benché il nostro reddito possa variare significativamente nel corso della nostra vita, il nostro profilo ideale di consumo sarà più piatto.

Per comprendere questo risultato possiamo ricorrere alla figura 13.10. In questo esempio semplificato, assumiamo che prima di iniziare a lavorare reddito e consumi individuali coincidano — possiamo ad esempio pensare che i genitori mantengano i loro figli finché questi non cominciano a lavorare. La figura 13.10 mostra l’andamento dei livelli di reddito e consumo nel tempo.

La stabilizzazione dei consumi nel corso della vita.

Figura 13.10 La stabilizzazione dei consumi nel corso della vita.

Reddito nel corso del tempo

La linea blu mostra il livello del reddito nel tempo: si parte da un livello basso, il reddito aumenta quando l’individuo viene promosso e si riduce al momento del pensionamento.

Figura 13.10a La linea blu mostra il livello del reddito nel tempo: si parte da un livello basso, il reddito aumenta quando l’individuo viene promosso e si riduce al momento del pensionamento.

Spesa per consumi

I consumi sono rappresentati dalla linea rossa. Una volta che l’individuo ottiene un lavoro, il loro livello aumenta e resta costante.

Figura 13.10b I consumi sono rappresentati dalla linea rossa. Una volta che l’individuo ottiene un lavoro, il loro livello aumenta e resta costante.

L’individuo si indebita da giovane.

Quando l’individuo è giovane, il suo reddito è basso. Egli si indebita; ripagherà il prestito quando guadagnerà di più. Quando sarà più vecchio, in pensione, uilizzerà i suoi risparmi per compensare la riduzione del reddito.

Figura 13.10c Quando l’individuo è giovane, il suo reddito è basso. Egli si indebita; ripagherà il prestito quando guadagnerà di più. Quando sarà più vecchio, in pensione, uilizzerà i suoi risparmi per compensare la riduzione del reddito.

Un particolare da notare nella figura 13.10 è che i consumi cambiano prima dell’aumento del reddito. Come la famiglia di un’economia agricola che inizia a risparmiare per la dote della figlia prima che questa sia grande abbastanza da sposarsi, l’individuo rappresentato nella figura 13.10 anticipa il fatto che riceverà un reddito più elevato dopo la promozione e di conseguenza regola i consumi al rialzo, prima che la promozione si realizzi. Come abbiamo visto nel Capitolo 10, ciò richiede che l’individuo possa prendere a prestito. Se è in grado di convincere la banca che il lavoro è sicuro e le prospettive sono buone, l’individuo riuscirà ad ottenere un mutuo e a vivere in una casa più confortevole, con uno standard di vita più elevato di quello che avrebbe avuto se i guadagni di lungo periodo fossero rimasti al livello del salario iniziale. La figura 13.10 mostra che l’individuo si indebita quando è giovane e il suo reddito è basso. Nel corso della sua vita lavorativa risparmia e restituisce il prestito ottenuto e infine, dopo il pensionamento, quando il suo reddito si riduce, utilizza i suoi risparmi per garantirsi un livello adeguato di consumi.

Il modello decisionale della figura 13.10 mette in risalto il desiderio delle famiglie di mantenere un andamento stabile e lineare dei consumi. Possiamo chiederci cosa succeda quando si verifica qualcosa di inatteso che ostacola il piano dei consumi nel corso della vita, ad esempio se l’individuo della figura 13.10 si trova ad affrontare una variazione inattesa del reddito. Il modello suggerisce quanto segue:

Il libro Portfolios of the Poor: How the World’s Poor Live on $2 a Day documenta il modo in cui famiglie molto povere gestiscono le loro esigue disponibilità per evitare di vivere letteralmente alla giornata. Alcune di queste storie possono essere lette online.

In sintesi, quando gli individui e le famiglie si comportano nel modo illustrato nella figura 13.10 e basano le proprie scelte di spesa su considerazioni di lungo termine, il consumo tenderà a variare meno del reddito e gli shock dell’economia verranno attenuati.

L’economista Daryl Collins e i suoi collaboratori documentano come alcune famiglie molto povere gestiscano le proprie finanze nel tentativo di evitare di vivere alla giornata: “Smooth Operators”, The Economist, 2009. Aggiornato al 14 maggio.

La capacità di stabilizzare il profilo dei consumi ha tuttavia dei limiti. Molti individui e molte famiglie non sono in grado di formulare o applicare piani di consumo di lungo periodo. Pianificare può essere difficile a causa della mancanza di informazioni; e, anche disponendo delle informazioni necessarie, potremmo non essere in grado di utilizzarle prevedere il futuro con sicurezza. Per esempio, spesso risulta molto difficile valutare se un cambiamento delle circostanze è temporaneo o permanente. Ci sono altre tre circostanze che limitano la capacità delle famiglie di stabilizzare i loro consumi quando si trovano ad affrontare shock del reddito. I primi due riguardano i limiti dell’autoassicurazione, il terzo è un limite della capacità di condivisione del rischio:

accesso limitato al credito
Condizione di chi può prendere denaro in prestito solo a condizioni svantaggiose. Vedi anche: esclusione dal credito

Accesso limitato al credito

Come abbiamo visto nel Capitolo 10, l’ammontare che una famiglia può prendere in prestito è limitato, in particolare se essa non è agiata (si ricordi anche quanto discusso a questo riguardo nel Capitolo 12). Le famiglie con poca disponibilità economica spesso non riescono ad ottenere prestiti, o ci riescono solo a tassi di interesse molto elevati. Perciò, sono proprio coloro che maggiormente necessitano di credito per mantenere il proprio livello di consumi a essere impossibilitati a farlo.

La figura 13.11 mostra la reazione di due diversi tipi di famiglie a un aumento atteso del reddito. Le famiglie che riescono a indebitarsi quanto desiderato si trovano nel grafico in alto, quelle soggette a limitazioni nell’accesso al credito che non riescono ad ottenere un prestito o a richiedere una carta di credito nel grafico in basso. La figura 13.11 illustra come le due famiglie reagiscono a due eventi chiave: (1) La notizia che il reddito aumenterà in un momento prevedibile del futuro — ad esempio, una promozione o un’eredità; (2) l’aumento effettivo del reddito quando l’evento previsto si realizza.

Il consumo con accesso limitato al credito: un aumento atteso del reddito.

Figura 13.11 Il consumo con accesso limitato al credito: un aumento atteso del reddito.

Il livello del reddito nel tempo

Le linee blu mostrano che il profilo del reddito nel corso del tempo è lo stesso per entrambe le famiglie.

Figura 13.11a Le linee blu mostrano che il profilo del reddito nel corso del tempo è lo stesso per entrambe le famiglie.

Stabilizzazione dei consumi

La linea rossa nel grafico superiore mostra che, in una famiglia che vuole stabilizzare i propri consumi, il consumo aumenta non appena viene ricevuta la notizia.

Figura 13.11b La linea rossa nel grafico superiore mostra che, in una famiglia che vuole stabilizzare i propri consumi, il consumo aumenta non appena viene ricevuta la notizia.

L’effetto dell’accesso limitato al credito

Una famiglia che ha accesso limitato al credito, che non può indebitarsi, deve aspettare fino all’aumento effettivo del reddito prima di poter modificare lo standard di vita.

Figura 13.11c Una famiglia che ha accesso limitato al credito, che non può indebitarsi, deve aspettare fino all’aumento effettivo del reddito prima di poter modificare lo standard di vita.

Possiamo pensare a queste decisioni usando il modello di prestito a due periodi del Capitolo 10, mostrato nella figura 13.12. Consideriamo una famiglia che riceve uno stesso reddito, y, nel periodo corrente (“oggi”) e in quello futuro (“domani”); la situazione è indicata dal punto A. Se il tasso di interesse è r e la famiglia può prendere a prestito e risparmiare, sarà possibile scegliere qualsiasi punto sul vincolo di bilancio, che ha pendenza . Questo vincolo di bilancio altro non è che la frontiera delle alternative possibili con pendenza utilizzata nel Capitolo 10.

Famiglie con e senza limitazioni di accesso al credito: una diminuzione temporanea inattesa del reddito.

Figura 13.12 Famiglie con e senza limitazioni di accesso al credito: una diminuzione temporanea inattesa del reddito.

Lo stesso reddito in entrambi i periodi

Una famiglia riceve lo stesso reddito, y, nel periodo corrente (oggi) e nel successivo (domani). Tale situazione è rappresentata dal punto A.

Figura 13.12a Una famiglia riceve lo stesso reddito, y, nel periodo corrente (oggi) e nel successivo (domani). Tale situazione è rappresentata dal punto A.

Una famiglia senza limiti di accesso al credito

Se il tasso di interesse è r e la famiglia può prendere a prestito e risparmiare, sarà possibile scegliere qualsiasi punto sul vincolo di bilancio, che ha pendenza .

Figura 13.12b Se il tasso di interesse è r e la famiglia può prendere a prestito e risparmiare, sarà possibile scegliere qualsiasi punto sul vincolo di bilancio, che ha pendenza .

Preferenza per un livello costante di consumi

Supponiamo che la famiglia preferisce consumare lo stesso ammontare in entrambi i periodi; essa sceglierà il punto A, nel quale la curva di indifferenza è tangente al vincolo di bilancio.

Figura 13.12c Supponiamo che la famiglia preferisce consumare lo stesso ammontare in entrambi i periodi; essa sceglierà il punto A, nel quale la curva di indifferenza è tangente al vincolo di bilancio.

Uno shock negativo

Supponiamo quindi che la famiglia subisca uno shock negativo temporaneo e inatteso del suo reddito, ad esempio un raccolto scarso, che riduce il reddito di oggi a y′, lasciando invariato a y il reddito atteso per domani.

Figura 13.12d Supponiamo quindi che la famiglia subisca uno shock negativo temporaneo e inatteso del suo reddito, ad esempio un raccolto scarso, che riduce il reddito di oggi a y′, lasciando invariato a y il reddito atteso per domani.

Il nuovo vincolo di bilancio

Il nuovo vincolo di bilancio ha una pendenza di e passa per il punto A′. La famiglia prende a prestito oggi e restituisce domani.

Figura 13.12e Il nuovo vincolo di bilancio ha una pendenza di e passa per il punto A′. La famiglia prende a prestito oggi e restituisce domani.

Il nuovo livello ottimale di consumi

La più alta curva di indifferenza è tangente al vincolo di bilancio nel punto A″: la famiglia preferisce consumi costanti, ovvero un consumo pari a in entrambi i periodi.

Figura 13.12f La più alta curva di indifferenza è tangente al vincolo di bilancio nel punto A″: la famiglia preferisce consumi costanti, ovvero un consumo pari a in entrambi i periodi.

Questo esempio suggerisce che, senza la possibilità di prestare o prendere a prestito, la famiglia non riuscirà a stabilizzare i consumi nel tempo, e i livelli di consumo coincideranno con il reddito disponibile in ciascun periodo; rispetto alla famiglia che ha accesso al credito e riesce stabilizzare i consumi, quella con accesso limitato al credito consumerà quindi di meno nel periodo corrente e di più in quello successivo.

In altre parole, un cambiamento temporaneo del reddito influenza il consumo corrente delle famiglie con limiti di accesso al credito più di quanto influenzi quelle senza tali limiti. Notiamo inoltre che la curva di indifferenza che passa per il punto A′ (non disegnata nel grafico) è più bassa di quella che passa per A″: la famiglia che riesce a stabilizzare i propri consumi indebitandosi sta meglio della famiglia soggetta a limiti di accesso al credito.

Debolezza di volontà
No definition available.

Scarsa autodisciplina

Nella figura 13.13, un individuo viene a sapere che in futuro il proprio reddito diminuirà. Ciò può accadere a causa del pensionamento o della perdita del lavoro. Potrebbe anche accadere perché l’individuo è diventato pessimista, o perché i giornali prevedono una crisi economica. Nel grafico superiore della figura 13.13 viene mostrata nuovamente una famiglia con comportamento previdente rispetto al futuro, che intende stabilizzare i propri consumi. Il grafico inferiore mostra una famiglia con scarsa autodisciplina, che consuma tutto il suo reddito oggi anche se questo implica una significativa riduzione dei consumi futuri. Questa caratteristica del comportamento umano è familiare a molti di noi: spesso manchiamo di forza di volontà. L’incapacità o la difficoltà di risparmiare è un problema diverso dall’impossibilità di accedere al credito: risparmiare è una forma di autoassicurazione e non coinvolge nessun altro.

Effetto di una diminuzione attesa del reddito sui consumi di una famiglia con scarsa autodisciplina.

Figura 13.13 Effetto di una diminuzione attesa del reddito sui consumi di una famiglia con scarsa autodisciplina.

Il livello del reddito nel tempo

Le linee blu nella figura mostrano che il profilo temporale del livello del reddito è lo stesso per entrambe le famiglie.

Figura 13.13a Le linee blu nella figura mostrano che il profilo temporale del livello del reddito è lo stesso per entrambe le famiglie.

Stabilizzazione dei consumi

La linea rossa nel grafico superiore mostra i consumi di una famiglia che intende stabilizzare i propri consumi. Alla notizia dell’imminente riduzione del reddito, essa comincia immediatamente a risparmiare per evitare di dover ridurre i consumi quando il reddito diminuirà.

Figura 13.13b La linea rossa nel grafico superiore mostra i consumi di una famiglia che intende stabilizzare i propri consumi. Alla notizia dell’imminente riduzione del reddito, essa comincia immediatamente a risparmiare per evitare di dover ridurre i consumi quando il reddito diminuirà.

La famiglia con scarsa autodisciplina

La famiglia con scarsa autodisciplina non reagisce alla notizia e mantiene alti i livelli di consumo fini al momento in cui il reddito diminuisce.

Figura 13.13c La famiglia con scarsa autodisciplina non reagisce alla notizia e mantiene alti i livelli di consumo fini al momento in cui il reddito diminuisce.

COME GLI ECONOMISTI IMPARANO DAI FATTI La mia dieta inizia domani

Gli economisti hanno condotto esperimenti che potrebbero aiutarci a capire come mai le persone non risparmiamo neanche quando sono in grado di farlo. Ad esempio, Daniel Read e Barbara van Leeuwen hanno condotto un esperimento, chiedendo a 200 impiegati di imprese di Amsterdam di scegliere oggi quello che avrebbero mangiato la settimana successiva. La scelta era tra frutta e cioccolato.

Alla domanda, il 50% dei soggetti ha risposto che avrebbero mangiato frutta. Tuttavia, la settimana successiva solo il 17% ha scelto effettivamente di mangiare la frutta. L’esperimento mostra che, sebbene le persone possano pianificare di fare qualcosa che sanno essere a loro vantaggio (mangiare la frutta, risparmiare), non sempre si attengono al loro programma quando arriva il momento di metterlo in pratica.

  • Read, D. e B. van Leeuwen (1998), “Predicting hunger: the effects of appetite and delay on choice”, Organizational Behavior and Human Decision Processes, 76, pp. 189–205.

Limiti alla possibilità di condividere del rischio

Molte famiglie non hanno una rete di familiari e amici in grado di offrire un aiuto significativo nei periodi in cui si verifica uno shock negativo del reddito. Come abbiamo visto, l’indennità di disoccupazione fornisce questo tipo di assicurazione reciproca — i cittadini che sono stati fortunati nelle circostanze attuali riescono ad assicurare quelli più sfortunati. Ma in molti paesi la copertura di queste politiche è limitata.3

Una chiara dimostrazione del valore della stabilizzazione attraverso forme di condivisione del rischio è l’esperienza della Germania durante la recessione del 2009 (figura 13.6). Quando la domanda per la produzione delle imprese crollò, le ore di lavoro dei lavoratori furono tagliate, ma, per effetto della politiche attuate dal governo e degli accordi tra imprese e lavoratori, pochissimi tedeschi persero il lavoro e molti di coloro che continuarono a lavorare vennero retribuiti come se stessero lavorando più ore di quelle effettive. Il risultato fu che, a fronte di una caduta del reddito, non vi fu una corrispondente riduzione dei consumi e aumento della disoccupazione.

I dati empirici mostrano che, anche quando il reddito cambia in maniera prevedibile, il consumo reagisce.

Tuttavia, i dati empirici mostrano che nella maggior parte dei casi le variazioni del reddito si traducono in variazioni dei consumi delle famiglie. In questo modo, uno shock negativo del reddito, come la perdita del lavoro, viene trasmesso ad altre famiglie, quelle il cui reddito dipende dalla vendita dei beni di consumo per i quali viene a mancare la domanda. Nel prossimo capitolo vedremo come uno shock iniziale del reddito può essere amplificato (“moltiplicato”) dal fatto che le famiglie hanno una limitata capacità di stabilizzare i consumi. Ciò ci consentirà di capire il ciclo economico e come le autorità di politica economica possano aiutare a limitarne gli effetti negativi.

Esercizio 13.6 Variazioni del reddito, variazioni del consumo

Considerate una famiglia soggetta a limiti di credito che desidera stabilizzare il proprio consumo.

  1. Per ciascun tipo di famiglia, utilizzate un grafico con il tempo sull’asse orizzontale e il reddito e il consumo su quello verticale per spiegare la relazione tra la variazione del reddito e la variazione del consumo quando il reddito torna al suo livello normale dopo una riduzione temporanea.
  2. Sulla base di quest’analisi, si spieghi la relazione attesa tra i cambiamenti temporanei del reddito e del consumo in un’economia composta da un mix di entrambi i tipi di famiglie.

Domanda 13.6 Scegli le risposte corrette

La figura 13.12 illustra la scelta di consumo di un consumatore nel corso di due periodi. La sua dotazione iniziale è (y, y), cioè un reddito pari a y in entrambi i periodi, rappresentato dal punto A. Avendone la possibilità, il consumatore preferirebbe consumare lo stesso ammontare in entrambi i periodi. Il tasso di interesse è r.

Si supponga che si sia verificato uno shock temporaneo che riduce il reddito del periodo 1 al livello y′, mentre ci si aspetta che il reddito ritorni a y nel periodo 2. Si supponga inoltre che un consumatore soggetto a vincoli nel credito non sia in grado di ottenere alcun prestito. Quale delle seguenti affermazioni è corretta?

  • Se il consumatore è soggetto a vincoli di credito, nel periodo 2 consumerà meno di quello che avrebbe consumato in assenza dello shock temporaneo.
  • Se il consumatore non è soggetto ad alcun vincolo di credito, sarà in grado di indebitarsi per consumare in entrambi i periodi lo stesso ammontare che avrebbe consumato in assenza dello shock temporaneo.
  • Se il consumatore non è soggetto a vincoli di credito, prenderà a prestito yc′ nel periodo 1 per riequilibrare i suoi consumi nei due periodi.
  • Se il consumatore non è soggetto a vincoli di credito, consumerà c′ in entrambi i periodi, dove c′ = y − (c′ − y′)(1 + r).
  • Se il consumatore è soggetto a vincoli di credito, il suo consumo sarà limitato in ciascun periodo dalla sua dotazione. Dunque, nel periodo 2 consumerà quanto avrebbe consumato in assenza dello shock temporaneo.
  • Anche se il consumatore può indebitarsi, il suo prestito è limitato da quanto sarà in grado di restituire nel periodo 2, ovvero y. Pertanto, non sarà in grado di consumare (y, y).
  • Il consumatore prenderà a prestito c′ − y′ per consumare c′ nel periodo 1.
  • L’ammontare c′ definito da questa equazione potrà essere consumato in ciascun periodo senza che avanzi alcun reddito.

Domanda 13.7 Scegli le risposte corrette

Il grafico che segue mostra l’evoluzione del reddito per una famiglia che, nei periodi indicati, riceve informazioni su un aumento e una diminuzione attesa del reddito futuro.

Il sentiero del reddito per una famiglia che riceve informazioni su un aumento e una diminuzione attesa del reddito futuro nei periodi rappresentati.

Assumiamo che la famiglia preferisca, quando è possibile, stabilizzare i propri consumi. Quale delle seguenti affermazioni è corretta?

  • Se la famiglia non è soggetta vincoli di credito, allora il suo consumo resterà invariato dopo t = 1.
  • Se la famiglia è soggetta a vincoli di credito e ha scarsa autodisciplina, il profilo temporale dei consumi coinciderà con quello del reddito.
  • Se la famiglia non è soggetta a vincoli di credito ma manca di autodisciplina, si indebiterà nel periodo t = 1 e risparmierà in t = 3.
  • Se la famiglia è soggetta a vincoli di credito ma non manca di autodisciplina, prenderà a prestito quando t = 1 e risparmierà in t = 3.
  • Una famiglia non soggetta a vincoli di credito potrà mantenere invariato il proprio consumo nei successivi tre periodi indebitandosi in t = 1 e ripagando il debito quando il reddito aumenta. Pertanto, non manterrà i consumi allo stesso livello dopo t = 1.
  • Il fatto che la famiglia sia soggetta a vincoli di credito significa che non può indebitarsi. Il fatto che manchi di autodisciplina implica che essa non risparmierà. Perciò, il consimo sarà sempre uguale al reddito.
  • Una famiglia senza autodisciplina non risparmierà in t = 3.
  • Una famiglia soggetta a vincoli di credito non sarà in grado di indebitarsi in t = 1.

13.7 Perché la spesa per investimenti è più volatile?

Mentre è abbastanza comprensibile che le famiglie tendano a stabilizzare, quando possono, la loro spesa per consumi, non esiste alcuna ragione per la quale le imprese debbano stabilizzare nel tempo la spesa per investimenti. Le imprese aumentano il loro stock di macchinari e attrezzature e costruiscono nuovi stabilimenti ogniqualvolta vedono un’opportunità di profitto. Tuttavia, al contrario della spesa per il cibo e molte altre spese di consumo, le spese di investimento possono essere rinviate. Esistono molte ragioni per le quali le imprese possono essere indotte ad accelerare o a rimandare le decisioni d’investimento nel tempo, e ciò può anche spiegare come mai la spesa per investimenti si intensifichi in alcuni periodi di tempo e si riduca in altri.

Nel Capitolo 02, abbiamo visto come le imprese rispondevano alle opportunità di profitto durante la Rivoluzione Industriale tramite l’innovazione. Anche questo aiuta a spiegare perché gli investimenti si verificano a ondate: le innovazione (si pensi alla spinning jenny) consentono alle imprese di produrre output a costi inferiori o di ottenere un prodotto di maggiore qualità, e quindi di espandere la loro quota di mercato. Le imprese in ritardo nell’adozione di una nuova tecnica potrebbero essere spinte fuori dal mercato. Ma adottare una nuova tecnologia significa installare nuovi macchinari; quando questo succede si ha un boom degli investimenti, che viene amplificato se le imprese che producono macchinari e attrezzature hanno bisogno a loro volta di aumentare la propria capacità produttiva per soddisfare l’aumento di domanda. Gli investimenti da parte di un’impresa spingono dunque altre imprese ad investire: da un lato, l’impresa che non investe potrebbe perdere quote di mercato, potrebbe non essere in grado di coprire i costi e si troverebbe, alla fine, a dover chiudere l’attività; dall’altro, gli investimenti aumentando i profitti potenziali delle imprese che producono i beni di investimento richiesti, e le spingono a loro volta a investire.

Un esempio in questo senso è il boom dell’investimento hi-tech negli Stati Uniti dove, a partire dalla metà degli anni Novanta, nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) furono introdotte su larga scala. La figura 13.14 mostra la crescita sostenuta degli investimenti in nuove tecnologie durante la seconda metà degli anni Novanta.

Investimenti in nuove tecnologie e la bolla dotcom (1991–2015).

Figura 13.14 Investimenti in nuove tecnologie e la bolla dotcom (1991–2015).

US Bureau of Economic Analysis, Fixed Assets Accounts Tables. Le serie sono espresse in dollari USA nominali. Il valore Nasdaq è la media annua del valore del prezzo di chiusura del Nasdaq. L’investimento in nuove tecnologie è l’investimento in attrezzature per l’elaborazione delle informazioni, computer e periferiche, attrezzature per la comunicazione, strutture per la comunicazione e investimenti IPPR per software, semiconduttori e altre componenti elettroniche.

Robert Shiller ha spiegato in un podcast VoxEU come gli spiriti animali contribuiscono alla volatilità degli investimenti.

Come abbiamo visto nel Capitolo 11, l’investimento in nuove tecnologie può portare a una bolla del mercato azionario e ad un eccesso di investimento in macchinari e attrezzature. Il grafico mostra in verde il comportamento dell’indice del mercato azionario nel quale sono comprese anche le imprese del settore hi-tech, ovvero l’indice Nasdaq. Tale indice crebbe rapidamente a partire dalla metà degli anni Novanta fino al picco storico del 1999; in quel periodo era elevata la fiducia degli investitori del mercato azionario nella redditività delle nuove imprese del settore tecnologico. Di conseguenza, crebbero in modo significativo gli investimenti in attrezzature IT (la linea rossa); gli investimenti si contrassero tuttavia bruscamente a seguito della perdita di fiducia degli investitori, che causò la caduta dell’indice del mercato azionario. Ciò suggerisce che si sia verificato in quegli anni un eccesso di investimento in macchinari e attrezzature: la crescita degli investimenti riprese solo nel 2003. Come ricorderete dal Capitolo 11, secondo l’economista Robert Shiller il livello dell’indice Nasdaq in quegli anni si spiega con un comportamento che egli ha definito “esuberanza irrazionale”. La fiducia nel futuro del settore hi-tech non solo portò a una crescita del prezzo delle azioni a livelli insostenibili, ma anche ad un eccessivo investimento in macchinari e attrezzature nel settore hi-tech.

I limiti di accesso al credito sono un’altra ragione per spiegare perché gli investimenti tendano ad addensarsi in certi momenti e perché sono così volatili nell’aggregato. In un’economia in forte crescita, i profitti sono alti e le imprese possono usare questi profitti per finanziare progetti di investimento. Anche l’accesso a fonti finanziare esterne all’impresa diventa più facile: durante il boom del settore hi-tech negli USA, ad esempio, l’espansione dell’indice Nasdaq rifletteva il desiderio degli investitori di entrare in un comparto emergente e ricco di ottime prospettive acquisendo azioni di aziende del settore ITC.

utilizzo della capacità produttiva
La misura dello scostamento della produzione di un’impresa, di un’industria, o di un’intera economia dal massimo livello di produzione consentito dai beni capitali e delle conoscenze a disposizione.

Per capire come gli investimenti di un’impresa riescano a spingere un’altra impresa a investire, è sufficiente pensare a una piccola economia composta di due sole imprese. Se l’utilizzo della capacità produttiva è basso, se cioè i macchinari e le attrezzature dell’impresa A non sono utilizzati a pieno ritmo, l’impresa avrebbe la possibilità di aumentare la produzione assumendo nuovi dipendenti, ma non c’è abbastanza domanda per vendere i prodotti aggiuntivi che l’azienda produrrebbe. I proprietari dell’impresa A non hanno alcun incentivo ad assumere più lavoratori o ad installare macchinari addizionali (cioè ad investire).

L’impresa B ha lo stesso problema. A causa del basso utilizzo della capacità produttiva, i profitti sono modesti per entrambe. Quando pensiamo alle due imprese insieme possiamo immaginarle come bloccate in un circolo vizioso. Se invece i proprietari delle imprese A e B decidessero di investire e assumere nello stesso momento, impiegherebbero più lavoratori, che spenderebbero di più, aumentando la domanda di prodotti di entrambe le imprese; i profitti di entrambe aumenterebbero e si avrebbe così un circolo virtuoso. Le due situazioni sono illustrate nelle figure 13.15a e 13.15b.

Le aspettative negative sulla domanda futura creano un circolo vizioso.

Figura 13.15a Le aspettative negative sulla domanda futura creano un circolo vizioso.

Le aspettative positive sulla domanda futura creano un circolo virtuoso.

Figura 13.15b Le aspettative positive sulla domanda futura creano un circolo virtuoso.

Entrambe queste rappresentazioni mettono in risalto il ruolo delle aspettative sulla domanda futura, che dipende dal comportamento di altri attori. Un gioco simile a quelli studiati nel Capitolo 4 illustra come uscire dal circolo vizioso ed entrare in quello virtuoso. Come in ogni gioco occorre specificare:

I quattro possibili risultati dell’interazione e i payoff sono rappresentati nella figura 13.16. Possiamo così analizzare cosa accade quando si verificano il circolo virtuoso (entrambe le imprese investono) e quello vizioso (nessuna investe). Se una sola delle imprese investe (es. l’impresa A), essa pagherà per installare nuove attrezzature e impianti, ma, poiché l’altra impresa non ha investito, non c’è domanda per i prodotti che si potrebbero produrre con la nuova capacità; per questo motivo A subirà una perdita. Se avesse saputo della decisione di A di investire, B avrebbe avuto profitti maggiori investendo a sua volta (ottenendo 100 invece di 80); d’altra parte, sapendo che A non investe, B non ha convenienza ad investire a sua volta.

Le decisioni di investimento come gioco di coordinamento.

Figura 13.16 Le decisioni di investimento come gioco di coordinamento.

In questo gioco, sarebbe meglio per le due imprese svolgere la stessa azione, e il risultato migliore per ciascuna si ha quando entrambe investono. Ecco dunque un’altra ragione per cui gli investimenti tendono a fluttuare molto: se i proprietari delle imprese pensano che altre imprese non investiranno, non investiranno nemmeno loro, confermando il pessimismo degli altri imprenditori. Questo è il motivo per cui il circolo vizioso tende a perpetuarsi e rafforzarsi. Ma lo stesso vale per il circolo virtuoso: l’ottimismo su ciò che faranno le altre imprese porta ad investire, cosa che a sua volta alimenta l’ottimismo.

equilibrio di Nash
Un insieme di strategie (una per ogni giocatore), ciascuna delle quali è la risposta ottima di un giocatore alle strategie scelte da tutti gli altri. Una situazione nella quale ciascun giocatore sta facendo meglio che può dato quello che stanno facendo gli altri giocatori.

Ci sono due equilibri di Nash in questo gioco (in alto a sinistra e in basso a destra). Per trovare gli equilibri di Nash si utilizzi il metodo del “cerchio” e del “punto” descritto nel Capitolo 4, iniziando con le migliori risposte di A alle scelte di B. Se B investe, la miglior reazione di A è di investire anch’essa, quindi un cerchio va nella casella in alto a sinistra. Se B non investe, anche A sceglie di non investire quindi si posiziona un cerchio nella casella in basso a destra. Si noti che A non ha una strategia dominante. Ora consideriamo le migliori risposte di B. Se A investe, la miglior risposta di B è di investire e se A non investe, B sceglie di non investire. I punti che mostrano le migliori risposte di B coincidono con i cerchi: anche B non ha una strategia dominante. Laddove i cerchi e i punti coincidono si hanno equilibri di Nash.

gioco di coordinamento
Gioco caratterizzato dalla presenza di (almeno) due possibili equilibri di Nash, di cui spesso uno è superiore all’altro in senso paretiano.

L’equilibrio di Nash (in basso a destra) nel quale entrambe le imprese hanno basso utilizzo della capacità e basso livello di assunzione e investimento non è Pareto efficiente, poiché esiste un cambiamento tramite il quale entrambe possono ottenere profitti maggiori, vale a dire se entrambe le imprese decidono di investire. Questa situazione corrisponde a quella della guida a destra o a sinistra nel gioco della strada, discusso nel Capitolo 4, all’interazione descritta nella figura 4.13 riguardante la specializzazione in diverse colture e alle scelte relative al cambiamento climatico globale descritte nell’Esercizio 4.13. In tutti questi casi parliamo di giochi di coordinamento.

Il gioco di coordinamento

Un gioco nel quale esistono due equilibri di Nash, uno dei quali domina l’altro dal punto di vista paretiano (risulta cioè preferibile per entrambi i giocatori), viene chiamato gioco di coordinamento.

  • Guidare a destra o a sinistra è un gioco di coordinamento nel quale nessun equilibrio è preferibile per alcun giocatore.
  • Nel gioco di coordinamento sulla specializzazione delle colture nel Capitolo 4 (figura 4.13), la specializzazione nella coltura “giusta” (una coltura diversa per i due agricoltori, più adatta alla loro terra) è migliore per entrambi rispetto alla “specializzazione sbagliata”.
  • Nel gioco di coordinamento degli investimenti (figura 13.16), il risultato inui entrambi investono è migliore per entrambi rispetto alla situazione in cui nessuno dei due investe.

La definizione è particolarmente appropriata in questo caso perché per passare dal circolo vizioso a quello virtuoso, le imprese devono in qualche modo coordinarsi (concordare entrambe di investire) o sviluppare aspettative ottimistiche su ciò che farà l’altro. Questo tipo di ottimismo viene spesso chiamato fiducia delle imprese, e ha un ruolo importante nelle fluttuazioni dell’economia nel suo insieme. Come vedremo nel prossimo capitolo, sotto alcune circostanze, anche le politiche pubbliche possono aiutare a spostare l’economia da un risultato Pareto inefficiente ad uno Pareto efficiente.

Possiamo generalizzare il dibattito sul ruolo del coordinamento negli investimenti per dire che la spesa per investimenti delle imprese risponde positivamente alla crescita della domanda nell’economia. Un aumento della spesa aggregata nella produzione interna di beni e servizi (cioè della quantità ) aiuta a coordinare i piani delle imprese riguardo alla necessità di ampliare la capacità produttiva e stimola la spesa per investimenti. La figura 13.17 illustra la relazione tra la crescita della domanda aggregata (esclusi gli investimenti), la fiducia delle imprese e gli investimenti per l’Area Euro. L’indicatore di fiducia delle imprese si muove insieme alla domanda aggregata (investimenti esclusi) e agli investimenti.

Investimenti e fiducia delle imprese nell’Area Euro (1996–2012).

Figura 13.17 Investimenti e fiducia delle imprese nell’Area Euro (1996–2012).

Eurostat, Confidence Indicators by Sector. Federal Reserve Bank of St. Louis, FRED.

Dai dati dei conti nazionali ci aspettiamo una conferma del fatto che la spesa di consumo sia più stabile e quella per investimenti più volatile rispetto al PIL dell’economia nel suo insieme. Le figure 13.18 e 13.19 mostrano in effetti una maggiore variabilità degli investimenti rispetto ai consumi in due economie sviluppate (Regno Unito e Stati Uniti) e in due paesi a reddito medio (Messico e Sudafrica). I picchi verso l’alto e verso il basso nella serie rossa relativa agli investimenti sono più marcati di quelli della serie verde relativa ai consumi. Uno sguardo più ravvicinato ai grafici dei paesi avanzati mostra che, come previsto, il consumo è meno volatile del PIL. I picchi e le depressioni blu che rappresentano il PIL sono più ampi di quelli verdi del consumo; questo è meno evidente nei paesi a reddito medio, forse perché le famiglie hanno un accesso al credito più limitato e quindi sono meno capaci di indebitarsi per stabilizzare i propri consumi.

Tassi di crescita di consumi, investimenti e PIL nel Regno Unito e negli Stati Uniti, percentuale annua (1956–2012).

Figura 13.18 Tassi di crescita di consumi, investimenti e PIL nel Regno Unito e negli Stati Uniti, percentuale annua (1956–2012).

Federal Reserve Bank of St. Louis, FRED.

Tassi di crescita di consumi, investimenti e PIL in Messico e Sudafrica (1961–2012).

Figura 13.19 Tassi di crescita di consumi, investimenti e PIL in Messico e Sudafrica (1961–2012).

OECD Statistics. worldbank.2017b

Quanto è volatile la spesa pubblica? A differenza degli investimenti, la spesa pubblica (G nei conti nazionali) non reagisce all’innovazione né fluttua in base alla fiducia delle imprese. Essa risulta essere dunque meno volatile degli investimenti. E le esportazioni nette? La domanda per esportazioni fluttua insieme al ciclo economico di altri paesi e sarà influenzata dalle espansioni e recessioni dei paesi che rappresentano importanti mercati di destinazione per l’export.

Esercizio 13.7 I dati sul settore pubblico

Utilizzando una banca dati a vostra scelta tra quelle citate nel riquadro a pagina XXX, create dei grafici che mostrino l’evoluzione del il tasso di crescita del PIL reale, dei consumi, degli investimenti, delle esportazioni nette e della spesa pubblica per un paese a vostra scelta.

  1. Come si è evoluta la spesa pubblica nel vostro paese a partire dal 1960?
  2. Commentare la relazione tra il tasso di crescita dell’output e la spesa pubblica durante questo periodo.
  3. Descrivere la volatilità della spesa pubblica e delle esportazioni nette in relazione a quella del PIL e spiegare cosa c’è dietro allo schema che si osserva.

Domanda 13.8 Scegli le risposte corrette

Si consideri un’economia locale che comprende solo due imprese, l’Impresa A e l’Impresa B. Al momento entrambe le imprese dispongono di capacità produttiva non utilizzata. La tabella seguente mostra i profitti (o perdite se negativi) quando le imprese investono o non investono:

Sulla base di queste informazioni, quale delle seguenti affermazioni è corretta?

  • Investire è una strategia dominante per entrambe le imprese.
  • L’unico equilibrio di Nash è investire per entrambe le imprese.
  • Se l’impresa A investe e la B non investe si ha un equilibrio di Nash Pareto-inefficiente.
  • Per raggiungere l’equilibrio di Nash Pareto-efficiente, le imprese devono in qualche modo coordinarsi o sviluppare fiducia.
  • Quando l’altra impresa investe, la migliore strategia di risposta per l’impresa è di investire. Ma quando l’altra impresa non investe, la migliore strategia di risposta per l’impresa è non investire. Pertanto non esiste una strategia dominante.
  • Si ha un equilibrio di Nash anche nel caso in cui nessuna delle due imprese investa.
  • Se l’impresa A investe e l’impresa B non investe si ha una condizione Pareto-inefficiente, ma non si tratta di un equilibrio di Nash.
  • L’equilibrio di Nash Pareto-efficiente si ha quando entrambe le imprese investono. Per raggiungere questo risultato entrambe devono credere che l’altra impresa investirà. Infatti, se un’impresa pensa che l’altra non investirà, anch’essa deciderà di non investire.

13.8 Misurare l’economia: l’Inflazione

inflazione
Aumento del livello generale dei prezzi nell’economia in un certo periodo di tempo, solitamente un anno. Vedi anche: deflazione, disinflazione
deflazione
Diminuzione nel tempo del livello generale dei prezzi. Vedi anche: inflazione

Nelle figure 13.20a e 13.20b sono riprodotti i grafici della figura 13.3, che rappresentano il tasso di crescita del PIL e il tasso di disoccupazione nel Regno Unito dal 1875 al 2014, cui abbiamo aggiunto, nella figura 13.20c, l’andamento del tasso di inflazione nello stesso periodo. Definiamo l’inflazione come un aumento del livello generale dei prezzi dell’economia, solitamente misurato su un anno. Nell’economia britannica, l’inflazione è stata estremamente bassa in alcuni periodi, addirittura negativa (in questo caso parliamo di deflazione) per gran parte del periodo compreso tra le due guerre, prima e dopo la Grande Depressione, e molto alta in altri, con picchi intorno al 25% annuo dopo la I Guerra Mondiale e nel 1975.

Abbiamo visto che livelli estremamente bassi (o negativi) di crescita economica sono associati a picchi del livello di disoccupazione; ora osserviamo che l’inflazione era particolarmente bassa negli anni Trenta e particolarmente alta negli anni Settanta. Il picco dell’inflazione del 1975 seguì il primo dei due shock petroliferi, che ebbero luogo nel 1973 e 1979 e furono un importante shock economico a livello mondiale negli anni Settanta.

Crescita del PIL in Regno Unito (1875–2014).

Figura 13.20a Crescita del PIL in Regno Unito (1875–2014).

Tasso di disoccupazione in Regno Unito (1875–2014).

Figura 13.20b Tasso di disoccupazione in Regno Unito (1875–2014).

Tasso di inflazione in Regno Unito (1875–2014).

Figura 13.20c Tasso di inflazione in Regno Unito (1875–2014).

La figura 13.21 mostra i tassi medi di inflazione in diverse regioni del mondo e come questi sono cambiati nel corso del tempo. I picchi di inflazione si sono per lo più verificarsi nei periodi di crisi economica, ma la tendenza mondiale generale a partire dagli anni Settanta è stata in direzione di un declino dei tassi di inflazione. La figura mostra anche che l’inflazione tende ad essere più elevata nei paesi poveri che in quelli ricchi. Ad esempio, dal 2000 l’inflazione è stata in media 6,0% nell’Africa subsahariana e 6,6% nell’Asia meridionale, ma solo il 2,2% nei paesi OCSE ad alto reddito.

Livelli di inflazione e volatilità in economie ad alto e basso reddito.

Figura 13.21 Livelli di inflazione e volatilità in economie ad alto e basso reddito.

Che cos’è l’inflazione?

Considerate la vostra merendina di cioccolato preferita. Se il suo prezzo aumentasse durante l’anno da 1 € a 1,10 €, come sapreste che si tratta di un sintomo dell’inflazione nell’economia? Potrebbe semplicemente essere che la merendina è diventata più costosa rispetto a tutto il resto, come risultato di uno spostamento verso destra della curva di domanda o di uno spostamento verso sinistra della curva di offerta, come abbiamo studiato nel Capitolo 8. Per sapere cosa è successo ai prezzi a livello di economia, immaginate di prendere un enorme carrello della spesa e di riempirlo a gennaio con ogni prodotto e servizio di vostro interesse. Di quanto sarà aumento il prezzo di questo stesso carrello tra un anno esatto, ricalcolandolo a gennaio del prossimo anno? E cosa è accaduto ai carrelli degli altri?

Per rispondere a questa domanda e per capire come viene misurata l’inflazione, è meglio dare ascolto a coloro che si occupano di calcolarla. Nel Regno Unito, a farlo è l’Ufficio Nazionale di Statistica (ONS). Fino al 2016 Richard Campbell era a capo della squadra incaricata di misurare l’inflazione; mentre era all’ONS ha realizzato un’animazione per spiegare come viene svolto questo compito.

indice dei prezzi al consumo (IPC)
Misura del livello generale dei prezzi che i consumatori devono pagare per i beni e i servizi, incluse le imposte sui consumi.

L’indice dei prezzi al consumo (IPC) misura il livello generale dei prezzi che i consumatori devono pagare per i beni e servizi, incluse le imposte sui consumi. In Italia l’indice è calcolato dall’ISTAT (Istituto Centrale di Statistica) sulla base di un paniere di beni che cambia in base ai cambiamenti delle abitudini di consumo dei cittadini. Il paniere di beni e servizi è scelto in modo da riflettere la spesa di una famiglia tipica. Per questa ragione, variazioni nell’IPC o nell’inflazione dell’IPC vengono spesso considerate misure del cambiamento del “costo della vita”.

L’IPC è basato su ciò che effettivamente viene acquistato dai consumatori. Esso include i prezzi di cibi e bevande, abitazione, abbigliamento, trasporti, attività ricreative, istruzione, comunicazione, cure mediche e altri beni e servizi. I beni e servizi del paniere sono pesati secondo la quota della spesa familiare ad essi destinata in media. L’IPC esclude le esportazioni, che vengono consumate da residenti stranieri, ma include le importazioni, che sono consumate da famiglie residenti nel Paese. La variazione dell’IPC nel corso dell’anno passato è solitamente usata come misura dell’inflazione.

deflatore del PIL
Misura del livello dei prezzi per i beni e servizi prodotti in un’economia. È il rapporto tra il PIL nominale (o a prezzi correnti) e il PIL reale (o a prezzi costanti).

Il deflatore del PIL è un indice dei prezzi come l’IPC, ma considera il cambiamento dei prezzi di tutti i beni e servizi finali prodotti nel Paese. Invece di un paniere di beni e servizi, il deflatore del PIL segue le variazioni dei prezzi dei componenti del PIL, ossia di (il deflatore del PIL include le esportazioni, che vengono prodotte dall’economia nazionale, ma esclude le importazioni, che sono prodotte all’estero).

Il deflatore del PIL può anche essere espresso come il rapporto tra il PIL nominale (o a prezzi correnti) e il PIL reale (a prezzi costanti). La serie del deflatore del PIL viene comunemente usata per trasformare la serie del PIL nominale in una serie di PIL reale. Come abbiamo visto nel paragrafo 1.2 e nel paragrafo Einstein del Capitolo 1, la serie del PIL reale è utile per capire come l’economia nazionale cresce nel corso del tempo, prendendo in considerazione le variazioni nel prezzo dei beni e servizi prodotti internamente.

Esercizio 13.8 Misurare l’inflazione

Dopo aver guardato l’animazione di Richard Campbell, rispondete alle seguenti domande:

  1. Come possiamo costruire un enorme paniere rappresentativo per l’intera popolazione?
  2. Se sentite che l’inflazione è del 2.5%, significa che il prezzo del paniere rappresentativo è aumentato da 100 £ a quanto?

    Il tasso di inflazione nazionale ufficiale non necessariamente riflette il vostro tasso di inflazione personale. Se desiderate calcolare il vostro tasso di inflazione personale e come questo si discosta da quello nazionale, l’Ufficio Nazionale di Statistica del Regno Unito ha un calcolatore dell’inflazione personale. Anche il vostro ufficio nazionale di statistica potrebbe averne uno.

  3. Usando il calcolatore dell’inflazione personale, calcolate il vostro tasso di inflazione personale e commentate come e perché questo è diverso dal tasso di inflazione ufficiale del vostro paese.

Esercizio 13.8 L’IPC e il deflatore del PIL

Usando i dati del FRED, rappresentate mediante dei grafici la crescita del PIL reale, il tasso di disoccupazione e il tasso di inflazione per gli USA. Selezionare il periodo dal 1960 al 2014 e scaricate i dati del deflatore del PIL per gli USA (cercare GDPDEF).

Usate i dati scaricati per rispondere alle domande seguenti (ricordate che l’IPC viene calcolato a partire dal prezzo di beni consumati nel proprio paese, mentre il deflatore del PIL è calcolato sulla base del prezzo dei beni prodotti nel proprio paese):

  1. La differenza principale nell’evoluzione della serie dell’IPC e del deflatore del PIL ha luogo nel 1974-75 e nel 1979–1982. Perché? (Suggerimento: pensate al probabile impatto di una crisi petrolifera sul prezzo dei beni importati e in particolare sui vostri trasporti e sulla vostra spesa per il carburante.)
  2. Come si sono evoluti i tassi di inflazione basati sull’IPC e sul deflatore del PIL durante gli anni Settanta? E dai primi anni Ottanta?
  3. Cosa si può notare sull’evoluzione della disoccupazione e dell’inflazione nei primi anni Ottanta?
  4. Ora costruite gli stessi grafici per il vostro paese. Scrivete un breve resoconto sull’evoluzione dell’inflazione, della disoccupazione e del tasso di crescita del PIL reale durante lo stesso periodo.

13.9 Conclusioni

In questo Capitolo, abbiamo introdotto due strumenti essenziali per capire l’economia: i conti nazionali usati per misurare l’attività economica aggregata e un insieme di modelli che ci permettono di organizzare i dati così da evidenziare le fluttuazioni economiche. Spesso viene chiesto agli economisti di fornire previsioni sul futuro sviluppo dell’economia e per farlo servono sia i dati sia i modelli. Abbiamo visto che, quando prendono decisioni relative al proprio consumo, le famiglie e le imprese si basano su previsioni.

Nei prossimi due capitoli, ci concentreremo sulla politica pubblica. Vedremo che per fare delle buone previsioni e delle buone politiche, il governo e la banca centrale hanno bisogno di considerare il modo in cui famiglie e imprese pianificano le scelte future e come modificano tali piani.

Concetti introdotti nel Capitolo 13

Prima di procedere, verificate di aver ben compreso questi concetti:

  1. Clark, A. E. e A. J. Oswald (2002), “A simple statistical method for measuring how life events affect happiness”, International Journal of Epidemiology, 31, pp. 1139–1144. 

  2. Durante, R. (2010), “Risk, cooperation and the economic origins of social trust: an empirical investigation”, Working Paper, Sciences Po. 

  3. OECD (2010), “Employment Outlook 2010: moving beyond the jobs crisis”